Pubblicità ingannevole?
Pubblicato il 09-03-2026
«Nonno perché non devo fidarmi di papà?» È la domanda postami per strada da mio nipote. Lo guardo con curiosità e lui, 7 anni, ribadisce: «Guarda cosa c’è scritto su quel manifesto: Non fidarti di nessuno sopra i 30 anni. Mio papa ha più di 30 anni!» Leggo con attenzione e spiego che il vero significato è il contrario di quelle parole. E l’ho assicurato che sia il papà che il nonno, 75 anni, erano degni di fiducia.
A me però è rimasto il quesito se fosse il caso di utilizzare una pubblicità ingannevole per promuovere un film festival “sotto18+”. Gli enti che hanno assicurato sia il sostegno che la collaborazione sono assolutamente autorevoli e quindi può darsi che la mia sia una cultura un po' vetusta. Alcuni giorni dopo mi capita ancora di leggere per un’iniziativa relativa a Disfestival, «è disabile ma è simpatico» e ancora «ah be, ma i disabili mica lo fanno ». Anche se in caratteri molto piccoli si legge: i pregiudizi parlano forte. La realtà parla meglio. Vieni al Disfetival. Partecipa al cambiamento. Il festival vuole raccontare e superare i pregiudizi legati alla disabilità. Mi pare di capire che le provocazioni sono di casa. Può forse stupire la mia ingenuità, quasi proprio non conoscessi l’abc della pubblicità. Ma giocare con le parole che rischiano di favorire la discriminazione per eventi che probabilmente si propongono il contrario mi lascia alquanto perplesso.
Certamente non voglio mettere in dubbio la legittimità dell’operazione pubblicitaria ma mi chiedo se fosse opportuna. Faccio parte di quel gruppo di 365 autori – esponenti delle istituzioni civili ed ecclesiastiche, credenti e atei, premi Nobel, artisti, scrittori di spicco, rappresentanti di imprese e del mondo del lavoro e giovani missionari digitali – che sono stati coinvolti per scrivere la Grammatica dell’umano curata da Francesco Ochetta. Scrive Occhetta «l’esperienza di questo vocabolario dimostra che non basta dire di conoscere una parola, occorre utilizzarla e testimoniarla per riconoscerci come umani all’interno di una comunità pensante e fraterna». Una parola al giorno per accompagnare un anno di riflessioni e riscoprire il valore di far parte di una comunità e la necessità di essere umani oggi. Insieme. Una vera fatica. Ma sappiamo che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. E forse il mercato ha bisogno di far rumore.
Gianfranco Cattai
NP dicembre 2025




