Protagonisti del nostro tempo
Pubblicato il 01-10-2025
Il momento dell’Habemus papam ha tolto il respiro a molti fedeli, era infatti tanta l’attesa per il nome del futuro papa e, soprattutto, per quello che avrebbe scelto. Una certa sorpresa all’annuncio: poi il timido sorriso e le mani alzate in un commosso saluto hanno liberato la gioia. Qualche giorno dopo, Leone ha spiegato le motivazioni della sua scelta: il nome ricorda Leone XIII che alla fine dell’Ottocento aveva affrontato le sfide della rivoluzione industriale. Al nuovo Leone, invece, toccheranno quelle dell’Intelligenza Artificiale.
Torniamo allora al penultimo Leone per capire meglio l’ultimo. In particolare, soffermiamoci sulla lettera enciclica Rerum novarum del 1891, primo passo (decisivo) per la formazione di quella dottrina sociale della Chiesa che ha visto nei decenni successivi i contributi di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Francesco.
Siamo nel pieno della Seconda rivoluzione industriale, una fase caratterizzata da un’espansione produttiva senza precedenti, da un commercio intercontinentale in crescita, da una corsa coloniale che pone le potenze occidentali al centro del potere mondiale. Lo sviluppo economico non segue un percorso lineare, ma è caratterizzato da frequenti crisi che comportano continue ristrutturazioni della produzione. Questi cambiamenti portano a un sistema basato sul predominio della finanza e sulle multinazionali. La crescita discontinua ma impetuosa si fonda su una massa sterminata di operai, che si vede costretta a vendere la propria forza lavoro a condizioni miserrime. La crescita demografica e l’abbondanza di manodopera permettono al capitale di sfruttare abbondantemente i lavoratori salariati. Di fronte alla loro situazione si era già strutturata la risposta del socialismo che aveva trovato nel marxismo la sua massima espressione rivoluzionaria, già a partire dal 1848 con il Manifesto del partito comunista. La distruzione della proprietà privata dei mezzi di produzione veniva indicata come soluzione allo sfruttamento.
Con l’enciclica, il Papa riconosceva l’eccessivo sfruttamento della classe operaia: se l’operaio viene trattato come merce e i salari sono troppo bassi viene meno la sua dignità. Il salario va considerato in base alle esigenze della persona, non al rapporto domanda-offerta. Il Papa, allo stesso tempo, invita gli operai a non intraprendere la strada del socialismo, perché essa causa più problemi di quanti ne voglia risolvere: l’eccesso di capitalismo può essere ingiusto, ma il socialismo è la strada sbagliata. Secondo Leone XIII, l'abolizione della proprietà privata potrebbe portare a conseguenze nefaste: la proprietà privata è infatti un diritto naturale dell'uomo: essendo un essere razionale, l'uomo ha bisogno della proprietà per soddisfare i propri bisogni. La proprietà supporta la famiglia ed è conseguenza del lavoro. Inoltre, senza la proprietà, la società cadrebbe in una situazione di conflitto generalizzato. L’unica soluzione praticabile è la carità di Cristo che si traduce in diritti e doveri degli operai e degli industriali. Il proprietario, nel momento in cui dà il salario all’operaio deve pretendere le ore di lavoro concordate, ma non deve sfruttarlo e deve conservarne la dignità. L’operaio deve lavorare, ha il diritto di protestare, ma non deve distruggere le macchine di proprietà degli industriali. La Chiesa al posto dei sindacati propone le corporazioni in cui padroni e operai non sono più contrapposti gli uni agli altri, ma – riuniti in un’unica istituzione – provano a dialogare e collaborare. Lo Stato poi deve intervenire per aiutare i più deboli, favorendo la piccola proprietà.
Le indicazioni di Leone XIII suscitarono critiche e consensi e si tradussero in un attivismo straordinario del mondo cattolico in ambito sindacale, sociale e culturale senza precedenti. Insomma, i cattolici protagonisti del loro tempo.
NP Giugno 2025
Renato Bonomo




