Promesse di vita
Pubblicato il 06-12-2025
Per quanti amano la Chiesa di Gesù e la guardano da lontano si pone la domanda: dove sono i giovani? Le inchieste e le statistiche sembrano dire che sono praticamente scomparsi.
Resta solo un piccolo gregge di fedelissimi. Io, però, in questo sguardo non mi ci ritrovo, perché mi dà l’impressione di occuparsi solo, o almeno principalmente, della presenza dei giovani, o meno giovani, alla messa domenicale.
Questa conclusione andrebbe bene se il Vangelo si limitasse a indicare come via della Vita solamente la celebrazione eucaristica. Ma sappiamo che non è così.
I giovani sono persone che innanzitutto cercano, interrogano e si interrogano, e sono stimolati da risposte che li convincono o dall’onestà di chi ammette di non aver ancora trovato una risposta totalmente convincente.
D’altra parte non mi lascio neppure emozionare da cifre altissime di presenze ai raduni mondiali o nazionali.
È sempre stato facile riempire le piazze e non solo con la religione. Ma riempire gli ospedali di volontari o le mense dei poveri di giovani che vanno a servire o veder partire ragazzi e ragazze per qualche mese in missioni non facili, mi scuote di più. I percorsi dei giovani oggi sono più differenziati, perché non si accontentano di fare ciò che si “deve” fare, ma cercano di rispondere a domande più profonde e più motivanti; strade che al fondo hanno un incontro col Cristo, e in genere quanti le percorrono ne hanno un presentimento. Sono pietre che costruiscono la Chiesa, ma con una architettura diversa da quella edificata nei secoli precedenti, che anch’essa era diversa da quella dei primi secoli.
La speranza non è mai uno sguardo indietro, ma è vedere nella nebbia il futuro e scorgervi – o almeno aspettare di scorgervi – figure di liberazione e promesse di vita. Non possiamo sperare se non rischiamo di passare attraverso grotte o boschi bui, se non vogliamo vedere con sguardo positivo un campo arato in cui ancora nulla sta germogliando, se non accettiamo di aspettare il giorno che deve ancora venire. Il Vangelo ce lo insegna. «Quando ti abbiamo dato da mangiare o da bere, quando ti abbiamo visitato malato o in carcere?» Avevano vissuto nel soffio dell’amore senza accorgersi che dietro c’era Qualcuno. «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso». Questi sono segni di vera speranza, una speranza che sorprende, una speranza che stupisce.
Molti giovani, e meno giovani, nel cuore di un impegno scelto talvolta senza una vera ragione, sono improvvisamente sorpresi dall’incontro con Colui che pensavano fosse terribilmente altrove.
Vedere tanto entusiasmo, tanta generosità, tanto sorriso anche dove la figura di Gesù rimane ancora nell’ombra, dove si incontra un servizio, un impegno scelti con disinteresse, ci fa riconoscere che il Signore si fa incontrare nel segreto dei cuori e che il dono di sé che lo Spirito non cessa di suggerire trova modi di espressione che valgono molto, anche se le bocche non sanno ancora pronunciare parole di adorazione. Se sappiamo vedere la bellezza del mondo in ogni stagione, e sappiamo attendere la bellezza della stagione seguente, come non vivere di speranza quando si vede un mare di persone disponibili al bene? Mancano forse i servitori del padrone della vigna mandati a chiamare? In verità ce ne sono, però forse bisogna ripensare al dove e come li si vuol fare lavorare e con quali parole di speranza li si invita.
Se nessuno spera, nessuno si muove, ma chi spera si mette in moto e fa muovere un mondo intorno a sé.
Cesare falletti
NP agosto / settembre 2025




