Proclami globali e gesti quotidiani
Pubblicato il 16-06-2026
Di professione lavora in una comunità per disabili, ma il suo non è un lavoro, non distingue ciò che è remunerato da ciò che non lo è. Ogni giorno si spende per i suoi tre figli, accoglie gratuitamente nella sua casa una studentessa del Kenya, ospita nei fine settimana un ragazzo con disabilità per dare sollievo alla famiglia e, di tanto in tanto, accoglie giovani interessati al volontariato. Se glielo fai notare, lui e la moglie liquidano tutto con un sorriso: «facciamo solo bassa manovalanza».
Sarà un caso, ma si chiama Davide, e non posso evitare di collegarlo al Golia contemporaneo che oggi siede nello Studio Ovale. Quest’ultimo ama presentarsi con frasi del tipo: «I’m a very stable genius» (Sono un genio molto stabile), «I am, like, a smart person… I’m smarter than all of them put together» (Sono una persona intelligente… più intelligente di tutti loro messi insieme), «I have the best words» (Ho le parole migliori). Rivendica di aver «messo fine a sette guerre in sette mesi» e dichiara: «The golden age of America begins right now» (L’età d’oro dell’America inizia adesso). E mentre i suoi proclami riempiono schermi e hashtag, i suoi missili cadono in Venezuela, Iran, Siria, Nigeria. La sua azione indebolisce il multilateralismo, svuota dall’interno le istituzioni internazionali, deporta persone ignorando le leggi e lacera la più grande democrazia occidentale rivendicando per sé il primato del mondo, non posso non pensare a quel ragazzo di provincia. Alla sua piccola frazione, al suo svegliarsi alle sei del mattino per accompagnare ospiti e figli a scuola. E mentre da una parte assistiamo all’apice della disumanità travestita da grandezza, dall’altra, in silenzio, si alzano vette di umanità. Gesti lievi e privi di proclami, ma che ogni giorno tengono in piedi il mondo più di qualsiasi proclamata potenza.
Fabrizio Floris
NP marzo 2026




