Presenti per servire
Pubblicato il 29-01-2026
La testimonianza di mons. Jamal Daibes, una voce palestinese tra l'Africa e il Medio Oriente
Il vescovo cattolico di Gibuti, Intervistato da Lorenzo Noto, analista geopolitico e collaboratore di Limes, è stato protagonista di un interessante incontro all'Arsenale della Pace nell'ambito del Festival dell'Accoglienza.
Il vescovo Jamal, palestinese di nascita, prima di diventare nel 2024 vescovo del piccolo Stato africano e delle comunità cristiane in Somalia, è stato vescovo vicario per la Giordania del Patriarcato di Gerusalemme.
Con grande serenità, mons. Jamal ha subito ricordato l’impegno della Chiesa: «La chiesa a Gibuti è presente per servire.
Non cerchiamo privilegi, ma servire i più poveri. Numericamente noi cristiani siamo in pochi, ma non è questo il problema. Gesù ha cominciato con dodici persone e ha cambiato il mondo… noi vogliamo testimoniare la nostra piccola presenza attraverso il nostro impegno quotidiano.
A cominciare dall’educazione e dall’istruzione. A Gibuti il 30% dei bambini non va a scuola. Istruzione e educazione significano dare speranza e futuro a bambini che altrimenti non avrebbero possibilità.
Noi abbiamo 10 scuole cattoliche che accolgono bambini di almeno 30 nazionalità diverse, di fedi diverse: è una gioia vederli giocare e studiare insieme. Così dovrebbe essere la Chiesa, capace di tenere insieme persone con storie e origini diverse. Questo accade quando riconosciamo la dignità dell’altro, quando lo vediamo con gli occhi di Cristo.
Oggi c’è troppa paura per chi è diverso, una paura che viene sfruttata abilmente da alcune forze politiche, che strutturalmente vedono gli altri come dei nemici da cui difendersi.
Succede in Israele, ma anche in Europa. Dobbiamo tornare alla prima pagina della Bibbia.
L’umanità è stata creata a immagine e somiglianza di Dio, siamo uguali. Nel Corno d’Africa ci sono guerre, fame carestie… Noi non possiamo risolvere tutto ma possiamo dare speranza. Il nostro compito è dare speranza. Anche l’accoglienza è importante: a Gibuti abbiamo tantissimi minori somali ed etiopi che fuggono dal loro Paese senza essere accompagnati. Noi proviamo semplicemente ad accoglierli, offrendo loro una casa e delle cure».
Da Gibuti la riflessione si è poi allargata alla situazione della Chiesa e alla questione israelo-palestinese i cui riflessi hanno importanti ripercussioni anche cattolica sta cambiando. Per tanto tempo sono stato a Roma, ci sono tornato pochi giorni fa, ho visto la presenza di tanti sacerdoti e vescovi non più europei, una novità assoluta.
Le cose stanno cambiando veramente, io stesso sono un palestinese finito in Africa.
Sempre di più la Chiesa sta diventando cattolica e universale. Roma rimane al centro come segno di unità, ma non dobbiamo più pensare al resto del mondo come una periferia, c’è una dignità delle chiese nel mondo che non può essere sminuita e che deve trovare pieno riconoscimento a Roma». Sulla situazione di Gaza, il vescovo Jamal invita le Chiese occidentali a intervenire maggiormente sul conflitto Israele-Palestina.
Spesso si confonde la critica alle decisioni del governo israeliano con l’antisemitismo.
L’antisemitismo è una forma di razzismo inaccettabile che insegniamo in tutte le nostre scuole del Patriarcato di Gerusalemme.
Allo stesso tempo dobbiamo superare quel pregiudizio falso secondo cui tutti i Palestinesi sono terroristi. La presenza palestinese va sostenuta come quella israeliana.
Palestinesi e Israeliani devono capire che non ci può essere altra via che la pace. Ma gli estremisti cercano l'odio e la guerra per il potere, seminando divisione. Le chiese, pur con pochi cristiani, supportano la dignità di tutti i popoli e la loro coesistenza».
Le ultime parole sono dedicate ancora all’impegno dei cristiani in un mondo così articolato: «Il mondo è sempre piccolo: i conflitti che divampano nel mondo hanno ormai ripercussioni ovunque. Basti pensare a fenomeni come l'immigrazione o il rialzo dei prezzi; sono tutte conseguenze che ci toccano da vicino. Forse gli europei faticano a percepire pienamente la gravità di questi impatti, e questa difficoltà genera confusione e divisioni. Come cristiani, siamo chiamati a leggere i segni dei tempi alla luce della Parola di Dio. Non esiste una risposta semplice e univoca, ma possiamo individuare percorsi e spunti per comprendere la volontà di Dio. Qual è, dunque, il nostro compito oggi? Questo è il momento in cui la dimensione ecclesiale – la comunità di credenti – può rivelarsi decisiva per afferrare il disegno d'amore di Dio. La risposta sta nell'unità e nella comprensione che troviamo insieme nella Chiesa».
Infine, un ultimo, caloroso messaggio di speranza: «Ad agosto sono stato a Gerusalemme al Santo Sepolcro e credetemi la tomba continua a rimanere vuota! Non possiamo perdere la speranza anche in mezzo alle sofferenze del mondo, attraverso la croce impariamo che la vita è più forte della morte e della sofferenza!»
Renato Bonomo
Focus
NP novembre 2025




