Preghiera dell’iconografo
Pubblicato il 31-10-2025
”Colui che volesse apprendere la scienza della pittura, si avvicini a essa cominciando dapprima a prepararsi per un po' di tempo, disegnando senza tregua e liberamente, senza applicare regole, fino a che avrà acquisito un po' di esperienza e avrà dato prova di capacità. Poi, che egli rivolga a Gesù Cristo la preghiera e l'orazione seguente davanti a un'icona della Madre di Dio, della Vergine Odighitria, mentre un sacerdote lo benedice (…), segue l'inno alla Vergine, un invitatorio e dei versetti sulla Trasfigurazione. Poi, dopo avere tracciato sul suo capo il segno della croce, egli dirà ad alta voce:
«Preghiamo il Signore: il Signore Gesù Cristo, nostro Dio. Tu, che sei dotato di una natura divina e senza limiti, che hai preso corpo nel seno della Vergine Maria per la salvezza dell'uomo; (…) tu, Maestro divino di tutto quello che esiste, rischiara e guida l’anima, il cuore e lo spirito del tuo servo (Nome); guida le sue mani, affinché egli possa rappresentare degnamente e perfettamente la tua immagine, quella della tua Madre santissima e quella di tutti i santi, a maggior gloria, gioia e abbellimento della tua santa Chiesa. Perdona i peccati di tutti coloro che avranno venerazione per queste immagini e che si inginocchieranno devotamente davanti a esse, che renderanno onore al modello che è nei cieli. Salvali da ogni influenza malvagia e istruiscili con buoni consigli. Ti scon-giuro, per intercessione della tua santissima Madre, dell'illustre apostolo ed evangelista san Luca e di tutti i santi. Amen».”
Così uno dei manoscritti più antichi che raccoglie indicazioni per lo più tecniche per la realizzazione delle icone, riguardanti la preparazione della tavola, del gesso, dei colori, la stesura dell’oro, la descrizione di tutte le scene possibili da raffigurare, dall’Antico al Nuovo Testamento e tutte le feste liturgiche. Dal racconto del curatore della prima traduzione dell’opera (in francese, 1845), l’archeologo francese A.N. Didron (1806- 1867), veniamo a sapere che la versione che lui stesso riporta in Francia dal Monte Athos, era stata trascritta a mano da un monaco greco, il quale l’aveva ricopiata parola per parola da un manoscritto molto più antico e usato continuamente dai monaci di vari monasteri per il loro lavoro iconografico. La firma dell’originale è di un certo Dionigi da Furnà, che si presenta come allievo del grande Manuel Panselinos, maestro iconografo e affrescatore del monte Athos vissuto a cavallo tra il 1200 e il 1300.
Il cuore dell’arte iconografica è la preghiera. La preghiera è tutto il lavoro iconografico, tutte le varie fasi devono essere realizzate nella preghiera, e infine, come si legge qui, la preghiera è l’origine, è anche l’inizio dell’opera, e ogni volta che l’iconografo si accinge al suo lavoro si deve preparare con la preghiera, chiedendo luce e ispirazione, chiedendo la benedizione e l’aiuto del Signore per portare a termine un lavoro dignitoso, che renda con la sua bellezza onore e gloria a Dio, alla santa Vergine, ai santi raffigurati e quindi a tutta la Chiesa.
Ecco il centro dell’arte iconografica, ecco ciò che distingue un iconografo da un artista autoreferenziale: l’iconografo è colui che, seguendo con umiltà i disegni, gli schemi, i codici e le tecniche della tradizione, realizza nuove immagini – del vangelo, delle scene ed episodi di Antico e Nuovo Testamento o delle vite dei santi – non secondo un proprio sentire, un proprio ragionamento o interpretazione, ma mettendosi davvero a servizio della tradizione, della Chiesa, e soprattutto di Dio, pregando perché sia lui, attraverso lo Spirito Santo, a illuminare la sua anima, a ispirare la sua mente e a guidare le mani per portare a termine un lavoro davvero benedetto e dignitoso rispetto a coloro che vengono rappresentati.
Forse questo atteggiamento di umile saggezza può parlare ancora oggi. Forse non possiamo fermare chi ha il potere di decidere della vita degli altri, ma niente ci impedisce di riempire i nostri gesti, le nostre parole, i nostri passi e movimenti, di preghiera, niente ci impedisce di invocare lo Spirito prima di una piccola o grande scelta che dobbiamo fare, nulla ci impedisce di lavorare, in tutto quello che facciamo per la gloria di Dio e non per la nostra, e di offrire tutto perché si compia la sua Volontà come in cielo anche sulla terra…
Immagine: Volto di Gesù bambino, Manuel Panselinos, Chiesa del Protaton, Karyes, Monte Athos, 14 secolo
Chiara Dal Corso
NP giugno / luglio 2025




