2050
Pubblicato il 30-11-2025
Le previsioni della popolazione residente e delle famiglie elaborate dall'ISTAT nel rapporto Italia 2050: sfide e prospettive di una società in transizione, raccontano che tra un po' di anni saremo moltissimi di meno (4 milioni di persone diranno ciao al mondo senza essere sostituite da nessuno), un po' più vecchi (una persona su 3 avrà più di 65 anni) e tanto più soli (il 40% di noi abiterà tutto solo, si spera nella sua bella casetta). Il numero di coppie senza figli diventerà uguale a quello con figli, mentre le tragiche previsioni per il 2080 hanno ancora un margine di incertezza tale rispetto a natalità e flussi migratori, da poter sperare possa succedere qualcosa di migliore.
Saremo persone diverse in un Paese profondamente diverso e per accorgersene basta già adesso fare un giro nei paesi e nei borghi bellissimi che ci sono attorno alle nostre città.
Sebbene ci siano esperienze virtuose di comunità che stanno rinascendo, quasi dappertutto si cammina tra palazzi e case con porte murate per non far passare la luce (e neanche le persone), cartelli con su scritto "vendesi" e "affittasi" appesi a ogni angolo, pochissime anime con i capelli bianchi che si trascinano appoggiate a un bastone per strade vuote e silenziose. Nel centro del paese invece fanno bella mostra di sé manifesti funebri in rapido aggiornamento e l'arrivo di una cicogna che si festeggia come la vittoria alla lotteria.
Quest'estate per la festa patronale di Lecce, l'assessore al welfare della città più grande del Salento, ha fatto un appello pubblico per trovare 24 giovani con schiene forti e braccia poderose per portare a spalla le statue di Oronzo, Giusto e Fortunato, 8 forzuti per ogni santo, dato che il gruppo storico di portatori deve fare i conti con gli anni che tristemente passano per tutti. Ci sarà ancora un giorno qualcuno forte abbastanza per portare la statua del santo e qualcuno devoto abbastanza da fermarsi ad adorarla? Altrove ci sono pezzi di città pieni di facce colorate, sembra di non essere più in Italia, tutti parlano lingue diverse e sembra difficile riuscire a capirsi, ma non ci succede lo stesso con i nostri figli?
Ci sentiamo un po' cringe in un mondo che cambia tanto in fretta. Noi fermi, sempre uguali a noi stessi mentre attorno ogni cosa cambia senso, destinazione e significato. Noi che non sappiamo in che stato saremo domani mattina a fare i conti con le cose che saranno in eterno e per sempre, in questi giorni dove tutto ricomincia e continua, con la piccola speranza di poter essere nuovi, diversi, migliori e la triste sensazione che sarà tutto uguale a prima. Dimenticandoci che qualcuno ci ha detto di avere fiducia, basta chiedere, cercare, bussare. E le cose, tutte le cose possono succedere, basta non smettere di chiedere, cercare, bussare. Basta stare vicino a quella piccola speranza, non perdere il contatto con quella che voglia che abbiamo di cambiare un pochino le cose.
Non sappiamo per quanto tempo ancora avremo un paese dove tornare per le vacanze, ma non potendo avere il pieno controllo di come sarà il mondo nel 2050, possiamo iniziare concentrandoci su di noi. Dopo un giorno, non ci sembra di non farcela già più, ma la bellezza di questo tempo in cui le cose ricominciano da capo è che tutti possiamo farci il coraggio di farcela, credere in una vita che tra mille pasticci e mille disastri, nascosta tra le piaghe del destino ha in serbo almeno un giorno di gloria per ognuno di noi. Ora che ogni squadra può sognare di vincere la coppa, ogni cuore solo di trovare cuoricini amici con cui battere al suono della stessa felicità, ogni mattina possiamo almeno svegliarci in una casa e uscire per andare in posti dove cercare di essere almeno noi un po' nuovi, diversi, migliori
Marco Grossetti
NP agosto/settembre 2025




