Pietro e Carlotta

Pubblicato il 14-12-2025

di Fabrizio Floris

 

Pietro ha dovuto lasciare la sua casa  da quando ha iniziato a credere che i vicini lo spiavano. Poi la depressione, l’età, la malattia lo hanno portato a vivere sempre più nell’immobilità finché una banda di ragazzi lo ha picchiato e derubato, così lo hanno scoperto i servizi. Adesso sta su una panchina di fronte al Comune dopo che ha saputo che non esistono nel territorio politiche pubbliche per chi è senza casa. Con un volontario si rivolge al Comune vicino dove c’è una struttura di ospitalità notturna, ma non può entrare se non è residente nel Comune, va quindi all’anagrafe per la residenza «si può fare», scopre che per accedere al dormitorio deve essere residente in quella città da almeno 6 mesi: «quindi dormo fuori sei mesi e poi mi ospitate per un mese?».

Carlotta vive in una comunità da quando è stata abbandonata dai genitori. Soffre di anoressia, attacchi di panico, ansia e quando il dolore «sale» si taglia con qualsiasi cosa trova in giro: pezzi di vetro, lamette, coltelli, plastica e fili di rame. Viene inserita in una famiglia perché si ritiene che un ambiente affettivo possa calmare la sua sofferenza interiore, ma i genitori affidatari si rendono conto che ha comunque necessità di un supporto psicologico e si rivolgono al centro sanitario presentando la situazione: «Sì, va bene, ma il personale è troppo impegnato possiamo riceverla una volta al mese, dovete trovare un supporto privatamente».

A Pietro dicono di contattare un legale perché se c’è una violazione può fare ricorso al TAR, ma «secondo te sono in mezzo ad una strada e mi metto pure a fare causa al Comune?». Carlotta ha 13 anni e tutto questo ancora non lo sa, ma nella nostra Italia c’è un problema di esigibilità dei diritti che sembra grande come un amore impossibile, ma è forte come una morte promessa.

Dopo un anno Pietro dorme ancora fuori, Carlotta è stata ricoverata in un reparto psichiatrico. Se si ha voglia di guardare le cose da quattro lati, non c’è altro finale che si addica: certamente le persone possono sempre fare la differenza, ma le istituzioni di più.

Fabrizio Floris
NP ottobre 2025

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