Per sopravvivere al caldo
Pubblicato il 20-11-2025
Agosto 2025 si ripete la stessa storia: il mese peggiore per le carceri italiane. Celle sovraffollate si trasformano in vere e proprie camere roventi, spesso prive di ventilazione o raffreddamento. L’estate amplifica la natura emergenziale del sistema penitenziario, trasformando la detenzione in alcuni istituti in una forma di tortura. Giovani incarcerati che si arrendono e non vedono un futuro oltre le mura della prigione. Sembra impossibile, ma anno dopo anno in alcune aree del nostro Paese la situazione non migliora.
Tante parole, ma nei fatti le persone continuano a vivere una detenzione che è molto lontana dalla dignità e dalla riabilitazione. Per questo motivo i progetti di lavoro e educativi assumono un valore ancora più significativo. Se da un lato cresce il sovraffollamento dall’altro aumentano le buone pratiche che da nord a sud si stanno moltiplicando. Mai sufficienti, ma offrono una opportunità a chi è recluso.
La creatività non ha limiti. Una delle iniziative più famose e di successo è il ristorante InGalera, aperto all'interno del carcere di Bollate, a Milano. Questo progetto, gestito dalla cooperativa sociale ABC, è un vero e proprio ristorante aperto al pubblico dove i detenuti lavorano come cuochi, camerieri e addetti alla sala. L'obiettivo non è solo dare un lavoro ai detenuti, ma insegnare un mestiere qualificato in un ambiente professionale. I detenuti imparano a relazionarsi con il pubblico, a rispettare i ritmi e gli standard di un vero ristorante, e a lavorare in squadra. InGalera è un ponte tra il carcere e il mondo esterno.
I clienti, seduti a tavola, hanno l'opportunità di confrontarsi con una realtà spesso distante. In molti istituti penitenziari italiani, il teatro è diventato un'occasione di espressione, di catarsi e di riscoperta di sé. Il teatro in carcere non è solo un passatempo, ma una vera e propria terapia. Un esempio significativo è la Compagnia della Fortezza, diretta dal regista Armando Punzo nel carcere di Volterra. Il teatro diventa uno strumento per esplorare le emozioni, per superare la rabbia e la frustrazione, e per imparare a mettersi nei panni degli altri. I detenuti partecipano a laboratori intensivi, arrivando a mettere in scena veri e propri spettacoli teatrali aperti al pubblico. Le testimonianze dei detenuti che hanno partecipato a questi progetti sono potenti. Molti raccontano di aver riscoperto la propria dignità. Per migliorare il mondo del carcere non bastano solo nuovi istituti, ma è necessario riempire di progettualità la vita di chi ha sbagliato e deve avere l’opportunità di reintegrarsi nella società.
Chiara Genisio
NP agosto-settembre 2025




