Pensarci insieme
Pubblicato il 25-12-2025
Per i detenuti, formarsi al lavoro, svolgerlo, studiare sono la strada per un buon reinserimento nella società, che però deve essere pronta ad accogliere
Il carcere riguarda tutti noi. Ciascuno ne ha la responsabilità. Eppure, le mura che circondano gli istituti di pena sono invalicabili non solo fisicamente, ma soprattutto socialmente.
C’è un mondo di qua e uno di là. Da una parte i detenuti, gli operatori, la polizia penitenziaria, volontari, qualche volta i politici. Dall’altra tutti gli altri. Forse non è così netta la divisione, ma la realtà è molto vicino a questa rappresentazione. Il mondo carcerario entra davvero nelle nostre vite solo se in qualche modo ne veniamo coinvolti da situazioni personali. Ma c’è un leggero cambiamento negli ultimi anni. Incentivati da protocolli, stilati tra il Governo e la Chiesa, gli Enti locali, le associazioni nazionali, le imprese e alcune nuove norme, stanno nascendo nuove opportunità di formazione. Vengono proposti da cooperative, associazioni, movimenti nuovi progetti educativi e di formazione. Si intersecano i mondi.
Come sta accadendo con il libro che racconta una storia d’amore infinito che si infrange su un muro di sofferenza. Il romanzo scelto per la nona tappa di Libri Liberi nei penitenziari, rassegna di fondazione De Sanctis patrocinata dal ministero della Giustizia. A settembre a Bari è stato l’attore Lino Guanciale a leggere e commentare con i detenuti Génie la matta, romanzo postumo della scrittrice francese Inès Cagnati. Si creano opportunità di lavoro per i detenuti. Il rapporto 2024 di Antigone fotografa che nel 2023, circa il 28,3% dei detenuti lavoravano per l'amministrazione penitenziaria, mentre il 5% erano impiegati da datori di lavoro esterni.
Rispetto all'anno precedente, si è osservato un aumento del numero di detenuti lavoratori sia per l'amministrazione penitenziaria sia per soggetti esterni. Sono aumentati i detenuti in semilibertà e quelli con permessi per lavoro all'esterno. Numeri ancora troppo bassi se si considera che lavoro e studio sono i due elementi che incidono fortemente nella diminuzione della recidiva. A fine maggio 2025, in Italia c'erano 62.722 persone detenute, con un tasso di affollamento del 119%, ma in realtà il sistema ha 46.706 posti realmente disponibili (5mila in meno dispetto alla capienza ufficiale). La popolazione carceraria è composta per circa il 31% da stranieri e per il 4,3% da donne. Formarsi al lavoro, svolgerlo, studiare sono la strada per un buon reinserimento nella società. Che deve essere pronta ad accogliere. Ed è qui che ciascuno ha la responsabilità di creare un ambiente che abbatta il muro di separazione tra “loro e noi”. E qui che diventa importante affermare e vivere: «Comincio io!».
Chiara Genisio
NP ottobre 2026




