Patriarcato addio
Pubblicato il 02-10-2025
Mi chiedo sempre più spesso come si possa parlare di certi argomenti senza urtare la suscettibilità di qualcuno. Tutti noi abbiamo un tasto dolente. Quella cosa di cui non si può parlare! Non me ne vogliate, ma sono alcuni mesi, ad esempio, che sono un po’ insofferente alla parola “patriarcato”. Se ne parla spesso alla tavola di casa nostra con figli e amici. Sarà un caso, ma in quei momenti io sto sempre lavando i piatti e svuotando la lavastoviglie, o sto apparecchiando la tavola dopo averla precedentemente preparata. Non è raro che mentre lo faccio io venga sgridato perché non ho messo i tovaglioli! Ovviamente nella mia vita non mancano neanche lavori da vero uomo come montare mensole, che da lì a poco cadranno (ma questa è un'altra storia). Di patriarcato se ne parla anche alla radio mentre stendo i panni e medito sul futuro di moglie e figli. Mia figlia mi dice spesso: «Non puoi capire cosa passiamo noi donne, tu non sali sul tram mentre gli uomini ti mancano di rispetto in tutti i modi possibili…». Io faccio parte di quella categoria di uomini, come molti miei soci, il cui nonno diceva sempre: «Le donne non si toccano neanche con una rosa».
E sono stato cresciuto principalmente da nonna, zia e mamma. Potendo scegliere ho sempre preferito la compagnia del genere femminile. Quando sento delle cose orribili che a volte gli uomini fanno alle donne mi vergogno molto e non riesco a capire da dove provengano questi individui. Che nonni e padri hanno avuto queste persone? Dov’è che qualcosa si è rotto? Caro patriarcato, non c'è parola più lontana da me. Quindi scusa ma non ti sopporto. D'ora in poi ti chiamerò «Poverinoi».
Andrea Gotico
NP giugno/luglio 2025




