PASSIONE SECONDO MARCO (2/3)

Pubblicato il 03-04-2012

di Redazione Sermig

pil.jpgMarco racconta la passione di Gesù attraverso cinque scene: il Getzemani, il Sinedrio, il Pretorio, il Calvario, la sepoltura. Questa seconda riflessione si sofferma sulla terza scena.

di p. Mauro Laconi

 

TERZA SCENA: IL PRETORIO (Mc 15, 1-20)
jesus_pilato.jpgLa terza scena, che si svolge nel Pretorio, palazzo del governatore romano, è raccontata in un modo più letterario, meno semplice ma più alto. Viene meno il movimento, l’andirivieni di persone che caratterizzava la scena precedente. Anche qui troviamo due quadri: il giudizio davanti a Pilato e poi Gesù in mano ai soldati.

Durante il giudizio, la figura di Gesù appare sempre più sconcertante per il suo silenzio. Non risponde nulla, il che significa accettare tranquillamente la morte. La figura di Gesù è come trasfigurata, come si addice al tema centrale di questa scena: la sua regalità. Questo tema è sottolineato, come abbiamo visto altre volte in Marco, dall’insistenza con cui l’evangelista usa una parola chiave, in questo caso “re”. Questa parola la ritroviamo nelle domande di Pilato a Gesù, nel dialogo concitato tra Pilato e la folla, al momento della coronazione di spine, e la ritroveremo nella scena del Calvario.
Gesù per scherno è coronato di spine, avvolto in un mantello dal colore regale, proclamato re dei Giudei. Si tratta apparentemente di uno scherzo crudele, eppure è l’incoronazione rispondente ai disegni di Dio per proclamare la regalità del Figlio, il cui trono sarà la Croce.
Nella prima scena Marco ci ha presentato Gesù come il servo obbediente, nella seconda come Dio tra gli uomini, nella terza come il re del mondo, perché il re dei Giudei, il Messia, è, secondo le profezie, il re di tutti i popoli, di tutte le genti.

All’inizio del Vangelo Marco aveva presentato Gesù che annuncia l’imminenza del regno, conformemente alle aspettative messianiche. Perché il Regno abbia inizio, occorre che avvenga l’incoronazione, la proclamazione della regalità, l’intronizzazione. Ancora una volta i pensieri di Dio non sono i pensieri degli uomini, le Sue vie non sono le nostre vie. Nessuno si sarebbe aspettato che il regno dovesse avere inizio con una proclamazione regale di questo genere, che il Messia, il Cristo sarebbe stato questo tipo di re. Il Cristo, secondo la formula usata dal sommo sacerdote per interrogare Gesù, non è altri che il Figlio di Dio benedetto. I salmi, l’Antico Testamento avevano cantato la regalità di Dio.

jesus_soldati.jpgLa regalità di Dio vuol dire, nella Bibbia, che Dio è il Signore della storia, che Dio tiene in mano le vicende degli uomini, decide lui ciò che deve succedere, governa ogni giorno la realtà concreta del mondo intero, anche se apparentemente può sembrare il contrario. Anche Maria nel Magnificat canta la regalità di Dio che domina il mondo.
Quanto sembra estraneo, incompatibile, questo tipo di regalità divina con la regalità del Figlio che si ritrova nella descrizione di Marco: proclamato re mediante lo scherno, la derisione, gli sputi, le percosse. Eppure questa è veramente la proclamazione regale di Gesù, come la Croce è veramente il suo trono. Malgrado le apparenze, sulla Croce ha inizio il Regno, il Regno di Dio. Il Regno di Dio ci è aperto dalla Croce, ci è dato attraverso la Croce.

In Marco la fede deve essere una risposta individuale ad una chiamata di Gesù, risposta gratuita, perché accettazione di un dono gratuito. Di qui l’insistenza sul fatto che Pietro e gli altri discepoli chiamati hanno seguito Gesù senza un motivo, l’apparente incongruenza della chiamata di Levi, il fatto che Gesù vuol mantenere il riserbo sui miracoli, che la sua manifestazione messianica (la moltiplicazione dei pani, la traversata delle acque) sia fatta in modo tale che neppure i discepoli sul momento la comprendono del tutto.

La terza scena della Passione rappresenta il culmine di questa teologia della fede. L’inizio del Regno, così a lungo atteso, così desiderato, cantato dai profeti, dipinto con toni di profonda nostalgia, avviene in un mondo per cui solo un atto di fede ce lo può svelare.
Perché Gesù è re? Perché io lo accetto come tale. Guardo la croce e per me è come un trono. Guardo quella corona di spine e non ho mai visto una corona così nobile, così risplendente, così preziosa; per me quello straccio rosso è veramente un manto regale che non ha eguali.

Marco sembra dirmi: Gesù è re del mondo perché tu lo accetti re, perché i credenti gli offrono in omaggio la loro vita, gli dedicano i loro pensieri, si chiedono cosa possa volere da loro. Ma attenzione, quando davanti ad un re ci si prostra, lo si può fare con profonda convinzione, oppure, come i soldati romani, per scherno. E Marco ci interroga ad uno ad uno, interroga ognuno di noi: Gesù è il re, il tuo re, ma stai per caso scherzando con la regalità di Gesù? Gesù è veramente il re della tua vita, ma tu gliela stai offrendo davvero o soltanto per finta, per scherzo? È al primo posto nei tuoi pensieri? Noi siamo nelle mani di Gesù, eppure Gesù è il re del mondo soltanto se lo facciamo regnare nel nostro cuore. E nel nostro cuore, regna veramente?

Anche se non arriviamo a comprendere i pensieri di Dio, la grandezza di questa umiliazione (il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti) deve toccarci nel profondo, essere sempre presente nei nostri pensieri, nel nostro cuore. San Paolo, nella lettera ai Corinti, dirà: “ Io non ritenni infatti di saper altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso”. E ancora: “noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che sono chiamati predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”.

a cura di Giovanni Maglioni
da un ciclo di conferenze all’Arsenale della Pace
di p. Mauro Laconi o.p.

Vedi anche:
Passione secondo Marco (1/3)
Passione secondo Marco (3/3) 
Passione secondo Luca (5 aprile 2007)

 

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