Partire dai limiti

Pubblicato il 22-06-2026

di Luca Jahier

Una parola che la cultura contemporanea fatica ad abitare: fragilità. Malattia, disabilità, vecchiaia, povertà materiale e relazionale restano spesso confinate ai margini del discorso pubblico. E la domanda riguarda anche l’Europa e il ruolo che può avere, pur nei molti limiti delle sue competenze istituzionali. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha iniziato a considerare la vulnerabilità non solo come problema sociale su cui avviare politiche settoriali o destinare parte dei fondi sociali del proprio bilancio, ma come dimensione strutturale delle nostre società. L’invecchiamento demografico, le disuguaglianze sanitarie emerse con la pandemia, l’aumento della povertà energetica e abitativa hanno reso evidente che la fragilità non riguarda “alcuni”, ma tocca tutti.

Dalla risposta alla crisi alla cultura della cura. Un primo passo significativo è stato il rafforzamento del pilastro sociale europeo. Attraverso il Fondo sociale europeo l’ue sostiene progetti per l’inclusione lavorativa di persone con disabilità, giovani vulnerabili, disoccupati di lungo periodo e migranti. Si tratta di risorse decisive per i territori: formazione, accompagnamento al lavoro, sostegno alle famiglie fragili. Accanto a questo, NextGenerationeu ha finanziato, dopo la pandemia, interventi per rafforzare i sistemi sanitari e i servizi territoriali di cura. In molti Paesi, Italia compresa, una parte delle risorse è stata destinata alla sanità di prossimità, alla telemedicina, all’assistenza domiciliare: strumenti che permettono alle persone fragili di restare dentro la comunità, non ai margini. È in questo contesto che si inserisce anche il progetto della Unione Europea della salute, pur ancora limitata: una cooperazione più stretta tra Stati per prevenzione, accesso ai farmaci, risposta alle emergenze sanitarie. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze tra Paesi e garantire a tutti i cittadini europei standard minimi di cura.

Anziani, bambini, disabili: politiche per le età fragili. L’Europa ha inoltre avviato strategie specifiche per alcune fasce di popolazione particolarmente vulnerabili. Per gli anziani, il Decennio dell’invecchiamento attivo promuove servizi di assistenza a lungo termine, lotta alla solitudine e partecipazione sociale. Per i minori, la Garanzia europea per l’infanzia mira ad assicurare accesso gratuito o a costi sostenibili a istruzione, sanità e alimentazione adeguata per i bambini a rischio povertà. Per le persone con disabilità, la strategia europea 2021-2030 punta a piena accessibilità, inclusione lavorativa e riconoscimento dei diritti in tutti gli Stati membri. Sono passi importanti: riconoscono che la dignità non è un tema privato, ma una responsabilità pubblica e degna del supporto dell’azione sussidiaria europea.

Casa, povertà e dignità. Uno dei terreni decisivi è oggi quello dell’abitare. La Commissione ha rilanciato negli ultimi anni iniziative sul “Piano casa” europeo, sostenendo con fondi strutturali e investimenti sociali l’edilizia accessibile, la riqualificazione energetica e i servizi per i senza dimora. La casa non è solo un tetto: è il primo spazio di cura e relazione. Eppure, il nodo della povertà resta aperto. L’ue aveva assunto l’impegno – nel quadro del Pilastro sociale – di ridurre entro il decennio almeno 15 milioni di persone a rischio povertà o esclusione. L’obiettivo, oggi, procede in modo diseguale e spesso in sordina, oscurato da crisi geopolitiche ed economiche. Ma senza questa priorità, ogni discorso sulla dignità rischia di restare incompleto.


Luca Jahier
NP marzo 2026

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