Parole che fanno pace

Pubblicato il 13-05-2026

di Alberto Chiara

LA PACE? «UN BENE ARDUO, MA POSSI­BILE»; per costruirla occorrono «umiltà e coraggio: l’umiltà della verità e il coraggio del per­dono». Lo ha detto Leone XIV incontrando il corpo diplomatico il 9 gennaio scorso. Robert Pre­vost ha analizzato le varie crisi in atto evocando la necessita di dare un’anima ai tempi che viviamo.

LO HA FATTO CITANDO SANT’AGO­STINO che «legge gli avvenimenti e la realtà storica secondo il mo­dello delle due città: la città di Dio, che è eterna ed è caratteriz­zata dall’amore incondizionato di Dio (amor Dei), a cui è unito l’amore per il prossimo, special­mente per i poveri; e la città ter­rena, che è un luogo di dimora temporaneo in cui gli esseri uma­ni vivono fino alla morte». Non si tratta tuttavia, ha precisato il Pontefice, di una lettura della storia che intende contrapporre l’aldilà all’aldiquà, la Chiesa allo Stato. «Nella prospettiva agosti­niana», ha puntualizzato Leone XIV, «le due città coesistono fino alla fine dei tempi e posseggono sia una dimensione esteriore che una interiore. In tale prospettiva, ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia. In modo particolare, Agostino ri­leva che i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l’etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile». Questa è la sorgente che alimenta la lettura geopolitica di Robert Prevost. «Nel nostro tempo», ha detto il Santo Padre, «preoccupa in modo particola­re, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplo­mazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tor­nata di moda e un fervore bellico sta dilagando».

UN ARGINE CI SAREBBE, MA SI STA SGRETOLANDO. «Le Nazioni Unite hanno mediato conflitti, promosso lo sviluppo e aiutato gli Stati nella protezione di diritti umani e libertà fondamentali. In un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geo­politiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche l’organizzazione dovrebbe svolgere un ruolo fon­damentale per favorire il dialogo e il sostegno umanitario, contri­buendo a costruire un futuro più giusto». Per il Papa, sono «ne­cessari sforzi affinché le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinché siano più orien­tate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche vol­te all’unità della famiglia dei popoli». Interessante, infine, notare come il Pontefice abbia voluto rilanciare l’allarme circa l’erosione delle libertà fondamentali (di parola e di religione, in primo luogo) richiamando l’attenzione sul­la persecuzione dei cristiani nel mondo, sulla sofferenza dei dete­nuti, sul dramma dei migranti e sulla difesa della vita in genere, abbracciando anche «il rifiuto categorico di pratiche che nega­no o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo, tra cui vi è l’aborto».

C’È UN ULTIMO ASPETTO CHE PAPA LEONE XIV HA RICHIAMATO CON FORZA: il linguaggio, sul qua­le tutti dobbiamo vigilare di più e meglio. «Abbiamo bisogno», ha affermato il Pontefice, «che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dia­logo autentico e senza frainten­dimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politi­ca, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali».


NP febbraio 2026
Alberto Chiara

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