Orgoglio nazionale

Pubblicato il 29-05-2026

di Michelangelo Dotta

LA STRADA ORMAI INTRAPRESA A LIVELLO GLOBALE SEMBRA ESSERE QUELLA DELLA MILITARIZZAZIONE DEGLI SPAZI, non più linee di confine valide e riconosciute da convenzioni polverose e sepolte dai fatti, ma territori di conquista definiti dalle ricchezze che il sottosuolo ha celato per secoli. Dopo decenni di globalizzazione in cui il mondo alla nostra portata si era allargato a dismisura, tutto raggiungibile, tutto a disposizione, tutto a portata di mano, apparentemente senza rischi e senza barriere, ora, repentinamente, tutto sembra essersi ridotto alla brutale logica del più forte che ridisegna il mondo secondo i suoi appetiti e i suoi interessi commerciali e militari. Nella nostra cara vecchia Europa, in pace da più di 80 anni, gli eserciti in armi paventano un retaggio di un passato lontano, servizi di leva aboliti un po’ ovunque, caserme vuote, militari di professione schierati nelle aree calde del mondo a garantire forme di convivenza più simili a una tregua armata che alla pace e alla pacifica convivenza. Ma questa, fino a ieri, almeno nel nostro Paese, era l’immagine del nostro apparato militare, estremamente presente e molto apprezzato all’estero per il suo ottimo operato proprio nelle aree più calde e difficili, le zone cuscinetto costruite per controllare attriti secolari sempre pronti a sfociare in un conflitto. Abbiamo imparato a conoscerli in televisione, dalla tragedia di Nassiriya e, da lì in poi, in tantissimi teatri di guerra, ma sempre lontani dai nostri confini, in mezzo alla sabbia e alla polvere, nelle zone “calde” del mondo, quasi invisibili in patria.

MA DALL’AVVENTO DEL NUOVO IMPERATORE A STELLE E STRISCE, del nuovo ordine mondiale imposto a suon di bombe e di minacce, di guerre commerciali e di veri e propri plotoni di esecuzione mediatici dove raffiche di parole esplosive frantumano e dissolvono certezze e convenzioni, l’oggi ci costringe a guardare agli eserciti con occhi diversi, a cercare i nostri militari per le strade di casa nostra, a immaginare sciami di giovani leve in divisa in uscita dalle caserme come ai vecchi tempi della naja obbligatoria. Visti i tempi e le premesse, tutto questo potrebbe diventare realtà e l’orgoglio nazionale, da virtù semisconosciuta ai più, trasformarsi in una necessità. Sui canali televisivi nazionali, sono aumentati gli spot del ministero della difesa che propongono ai giovani una strada per un futuro con le stellette; aviazione, marina, esercito, “la forza che unisce”, propongono modelli di ragazze e ragazzi in divisa pronti ad affrontare e difendere la vita calati in una prospettiva ai più sconosciuta, quella dell’uniforme che impone giuramento di fedeltà alla patria e obbedienza, concetti cancellati da tempo e considerati dai più, giovani in primis, retaggio di un tempo lontano. La televisione e il mondo globale delle immagini in cui siamo tutti più o meno coscientemente immersi, ha iniziato ad adeguarsi al trend; è cominciata una lenta e solo apparentemente annacquata militarizzazione delle menti e dei cuori, così, tanto per non sbagliarsi e anticipare i tempi.
 

Michelangelo Dotta
NP febbraio 2026

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