Non solo brutte notizie...

Pubblicato il 02-07-2026

di Chiara Genisio

I numeri della relazione sull’amministrazione della giustizia 2025 raccontano una storia che va oltre le statistiche. Parlano di opportunità che crescono, di percorsi che si consolidano, di un’idea di carcere che prova a trasformarsi in luogo di ripartenza. Partiamo dal lavoro. Nel 2025 sono 21.354 le persone detenute impegnate in attività lavorative, di cui 18.004 alle dipendenze dell’Amministrazione. È ancora questa la forma di occupazione più diffusa, ma il dato che colpisce è l’aumento del 15% del lavoro all’esterno rispetto al 2023. Un segnale concreto: più detenuti varcano ogni giorno i cancelli per lavorare fuori, misurandosi con responsabilità e ritmi che li preparano al ritorno in società. Ancora più significativo è il dato sulle donne: 1.222 lavoratrici su 2.747 recluse, pari al 44%. Una percentuale superiore a quella maschile, che si attesta al 33,5%.

Dietro questi numeri c’è la volontà di costruire autonomia e dignità anche in condizioni difficili. Cresce anche la fiducia delle imprese. Le aziende che hanno scelto di assumere persone detenute grazie agli incentivi previsti dalla legge Smuraglia sono aumentate del 38%. Per il 2025 sono state autorizzate 708 richieste di accesso ai benefici, con una previsione di 2.781 nuove assunzioni. È il segno che il mondo produttivo, quando sostenuto da strumenti risponde. E che il lavoro in carcere non è solo formazione interna, ma può diventare vera integrazione.

La relazione evidenzia inoltre un forte investimento sull’inclusione attiva: 180 progetti finanziati in 120 istituti penitenziari, per un totale di 72 milioni di euro. Interventi che spaziano dalla formazione professionale al supporto sociale, con l’obiettivo di rendere il tempo della detenzione un tempo utile. Non meno importanti i dati sull’istruzione. Nell’anno scolastico 2024/2025 sono 19.391 le persone coinvolte nei percorsi di primo livello, con oltre 3mila promossi, e più di 4.700 promozioni nella scuola secondaria. E poi l’università: 437 corsi di laurea attivi in 47 istituti grazie ai Poli universitari penitenziari. Dal 2019 al 2025 il numero di studenti è più che raddoppiato e nell’ultimo anno accademico 55 detenuti hanno conseguito la laurea. Traguardi che in carcere valgono come una dichiarazione di futuro.

Accanto a lavoro e studio, la relazione fotografa anche l’impegno su cultura e sport. Nel 2025 è stato istituito un fondo per sostenere le attività teatrali in carcere, con 500mila euro l’anno fino al 2027: 43 i progetti finanziati quest’anno. Sul fronte sportivo, sono 46 i progetti attivi nell’ambito di Sport di tutti – Carceri, con contributi fino a 20mila euro ciascuno.


Chiara Genisio
NP marzo 2026

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