Non sarà un buon anno
Pubblicato il 09-04-2026
Due novità chiave in coda al 2025 condizioneranno il 2026 africano. A ovest, il bombardamento effettuato a Natale dal contingente americano in Africa, Africom, ordinato da Donald Trump su quelle che si ritiene siano alcune basi dell'isis in Nigeria, anche se il governo di Abuja ha precisato che si è trattata di un'operazione contro la criminalità che sta effettuando i rapimenti. Invece per Washington il bombardamento era una punizione contro i terroristi islamisti che minacciano i cristiani.
A est il riconoscimento non certo inatteso da parte del governo israeliano di Benjamin Netanyahu del Somaliland. Si tratta del primo Stato a riconoscere la ex Somalia britannica che dal 1992 si comporta come se fosse indipendente, ma che formalmente fa ancora parte della Somalia federale. Quali sono le conseguenze di questo riconoscimento? Possono essere drammatiche per la regione, ma anche per lo stesso futuro della Striscia di Gaza perché è una delle terre individuate per deportare i palestinesi che abitavano la Striscia e questo spostamento, oltre che essere illegale se forzato, potrebbe provocare ulteriori destabilizzazioni nel Corno d’Africa e, in particolare, nella Somalia dilaniata da quasi 35 anni di guerra civile. Insomma il classico fiammifero acceso in una polveriera. Mandare in Somaliland presunti sostenitori di Hamas elementi radicalizzati dove stanno operando Al-Shabaab (filiazione di Al Qaeda) e l'isis e per giunta di fronte allo Yemen dove operano gli Houthy che riforniscono di armi i terroristi somali potrebbe portare ulteriore caos. Anche nel Somaliland che si è tenuto alla larga dalla guerra civile e in questi decenni di relativa pace ha potuto crescere.
Chi sono i registi delle due operazioni? Quella nigeriana prende spunto dalla semplificazione effettuata soprattutto dalle chiese evangeliche che vedono nei sequestri di studenti, pastori e fedeli la sola persecuzione dei cristiani, mentre per la chiesa cattolica la situazione è molto più complessa e, accanto alla componente persecutoria, pone quella puramente criminale, come dimostrato dai sequestri anche di musulmani. Ed è su questa seconda base che la Nigeria colloca la collaborazione con gli americani. Anche se i fatti dimostrano che i raid non risolvono il problema della povertà, acuito dal brusco taglio di otto miliardi dell'amministrazione Trump ai fondi umanitari di usaid che ha colpito soprattutto l'Africa. Dunque, motivi di consenso interno del governo americano dietro al bombardamento di Natale mentre, sull'altra sponda dell'Africa, dietro il riconoscimento del Somaliland, si vede la convergenza degli interessi israeliani con quelli americani e degli Emirati Arabi che sostengono da anni il governo della regione indipendentista settentrionale somala.
Agli israeliani interessa infatti avere un partner affidabile nel Mar Rosso che possa accogliere una parte dei profughi palestinesi di Gaza. Agli Emirati, primi firmatari del patto di Abramo con Israele, interessa sterilizzare Hamas e controllare il mar Rosso. Washington vuole invece un partner in Corno d'Africa e una testa di ponte nel mar Rosso più affidabile della Somalia federale di Mogadiscio, dilaniata dalla guerra civile alimentata dalle divisioni claniche e dove tenere la sicurezza costa molto di più. Il tutto senza contare le complicazioni per la popolazione. La Somalia è in prima linea sul fronte dei mutamenti climatici che la stanno desertificando, un terzo della popolazione vive di assistenza umanitaria e riesce a contrastare i terroristi di Al Shabaab solo grazie al contingente dell'Unione africana che collabora con le forze armate. È uno dei Paesi più poveri e corrotti del pianeta che sta provando a rialzarsi, abbandonarlo di fatto al proprio destino come nel 1992 sarebbe pericoloso e cinico.
Paolo Lambruschi
NP gennaio 2026




