Non è irreversibile
Pubblicato il 07-11-2025
Un paesino, in campagna o in montagna. Quattrocento abitanti, si conoscono praticamente tutti.
C’è il postino, il giornalaio, il parrucchiere, il fruttivendolo. Ci sono famiglie, ci sono bambini, c’è vita. Poi, nel tempo, ecco le conseguenze di quello che viene chiamato “inverno demografico”: le voci per strada si fanno meno intense, la scuola chiude perché cinque o sei bambini non bastano per tenerla aperta, i giovani se ne vanno in cerca di lavoro, i negozi chiudono e nella chiesetta che ospita tanti funerali nemmeno più ci si ricorda di quando è stato celebrato l’ultimo battesimo. È un paese che si spegne, una comunità che si scioglie. Succede in ogni parte d’Italia, ed è sempre brutto.
Eppure, non è un destino inesorabile. Lo spopolamento e l’abbandono sono nemici che possono essere vinti. Non da soli, quello è pressoché impossibile.
Ma con un lavoro comune, animato dalla passione e dalla volontà, si può fare. La ricetta, ogni volta diversa, si basa sulla valorizzazione di ingredienti vari e spesso complementari: il patrimonio artistico e quello naturalistico, l’attrattività turistica, la conservazione delle tradizioni e dei mestieri, la specializzazione agricola e artigianale: potenzialità su cui fare leva per preservare una presenza che è ricchezza. Certo, ci vogliono anche i servizi (senza scuole, sanità, trasporti, fibra larga e connettività, ogni progetto di rilancio rischia di restare sulla carta) e sono necessari sostegni mirati (come incentivi fiscali a famiglie e imprese per favorire un nuovo radicamento sociale). E servono idee chiare che favoriscano tendenze epocali, come nuove soluzioni di smart working e coworking.
Sono tutti progetti complessi, che richiedono coordinamento a tutti i livelli istituzionali e sociali: sfide difficili ma straordinariamente suggestive, che richiedono il coinvolgimento attivo dei cittadini nei progetti di rigenerazione.
Non è una piccola parte d’Italia a essere interessata: nelle cosiddette “aree interne” vivono almeno 13 milioni di persone e sono un migliaio i paesi e i borghi in cui vivono meno di 500 persone. Nei mesi scorsi il governo ha approvato un nuovo psnai (Piano strategico nazionale delle aree interne), uno strumento di pianificazione pensato proprio per rilanciare lo sviluppo socioeconomico di quei territori lontani dai grandi centri urbani e spesso caratterizzati da spopolamento, carenza di servizi e difficoltà infrastrutturali. Un piano che, con sorpresa di molti, oltre a tracciare una strada di sviluppo e ripresa per vaste aree, ha anche alzato bandiera bianca rispetto a quei territori interessati – si legge - da un «percorso di spopolamento» giudicato «irreversibile ». Una sostanziale resa di fronte alla quale la Chiesa italiana – che è una delle poche realtà che mantiene una presenza davvero capillare nei territori – ha risposto con un appello a Governo e Parlamento firmato da 139 fra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati: «Siamo contrari – hanno scritto – all'eutanasia di questi territori». Chiedono di non fare posto alla rassegnazione, ma di pensare alle “opportune terapie” per ridare vita a luoghi e comunità.
Stefano Caredda
NP agosto / settembre 2025




