Nel cuore del mondo

Pubblicato il 16-06-2019

di Alessandro

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - Lo scorso 12 gennaio Alessandro ha aggiunto un nuovo sì al sì che aveva pronunciato consacrandosi a Dio nella Fraternità del Sermig: un sì che lo ha reso sacerdote del Signore a servizio della Chiesa. Come già nell’ordinazione degli agli altri tre sacerdoti della Fraternità della Speranza, anche questa volta tutti noi, consacrati, giovani, famiglie, abbiamo avuto una nuova occasione di crescere come fraternità sacerdotale. La presenza dei sacerdoti in mezzo a noi è un grande dono del Signore che arricchisce la nostra dimensione spirituale completandola con la profondità propria del sacerdozio. Il sacerdote rinnova continuamente, insieme alla comunità, il gesto di Gesù di benedire e spezzare il pane, trasformandolo nel suo Corpo e Sangue offerto in sacrificio per la salvezza di tutti. L’offerta di Gesù è avvenuta una volta per sempre, ma noi la riviviamo come “memoriale”. Il “memoriale” cancella il tempo e rende presente ed efficace per noi oggi l’offerta che Gesù ha fatto del pane del suo corpo. Noi tutti diventiamo parte viva di quel dono alimentando la nostra vita con la sua, per diventare capaci di offrirci.

Siamo sacerdoti per il nostro battesimo, resi capaci di presentare a Dio la nostra offerta, ma lo siamo ancor più quando ci riuniamo per celebrare l’Eucaristia insieme al sacerdote, attorno all’altare. Anche noi abbiamo un’offerta da portare, quella della nostra vita che, unita all’offerta della sua, assume un valore eterno. Immersi nel suo amore possiamo comunicarlo attorno a noi e, con lui, diventare comunità sacerdotale. Possiamo trasmettere Dio ad ogni essere umano, aiutare ognuno a scoprire di essere amato da Dio, così com’è, con limiti e fatiche. Possiamo comunicare che Dio ama ogni creatura con un amore unico e particolare, così tanto da donarsi, da permetterci di riceverlo tra le nostre mani. Con le stesse mani accogliamo il mondo ferito, perché attraverso di noi si senta amato da Dio. Essere amati è il bisogno più grande di ogni essere umano, se non ci sentiamo amati perdiamo la gioia di vivere. I tanti servizi che offriamo come Fraternità – il cibo, un letto, le cure – sono gesti concreti per infondere speranza a chi l’ha persa, per aiutare tanti a riscoprire il senso del vivere, per portare Dio all’umanità e allo stesso tempo portare a Lui ogni persona che incontriamo, l’umanità tutta, la storia e il mondo intero. Ogni volta che un sacerdote all’altare ripete gesti e parole “per fare di Cristo il cuore del mondo” anche noi ci uniamo con la nostra vita povera, con i nostri limiti, con le nostre fatiche e partecipiamo alla sua offerta con tutti noi stessi.

Nella Fraternità tutti siamo occupati nel servizio reso ai poveri e ai giovani, nel lavoro quotidiano per sostenere la propria famiglia e le opere del Sermig, tutti cerchiamo di servire e di lavorare con Dio nel cuore, vivendo la sua Presenza; ad alcuni è chiesto di servire dedicandosi maggiormente alla preghiera anche nella vita eremitica; altri ancora sono parte viva della Fraternità nell’offerta della loro sofferenza, della loro malattia. Penso a Massimiliano, tetraplegico dopo un incidente stradale, che da diciotto anni vive all’Arsenale nella sua stanza, sereno nell’offerta continua della sua immobilità e dei suoi dolori. Penso a Maria, moglie di Ernesto, che dopo l’emorragia cerebrale, trentatré anni fa, ha continuato ad essere la presenza nascosta, silenziosa e vigile vicino ad Ernesto e in mezzo a noi. La nostra Fraternità e gli Arsenali sono cresciuti attorno alla sua presenza orante, l’abbiamo sempre saputo. Proprio nel giorno dell’ordinazione sacerdotale di Alessandro una nuova malattia, altrettanto grave, si è manifestata ed è iniziato per lei il tempo di una nuova offerta.
Ci è sembrato che tramite lei, il Signore volesse ricordarci proprio che siamo una fraternità sacerdotale e che i nostri sacerdoti non sono mai sacerdoti da soli, c’è una comunità che si unisce a loro, con la propria offerta. Anche questa volta Maria ha accettato tutto. Dall’ospedale ha scritto ad Ernesto: «La nostra famiglia è cresciuta grazie alla preghiera ed ora è il tempo di dire con fede e con gioia “Signore, sia fatta la tua volontà”». Mentre Alessandro celebrava la sua prima messa all’Arsenale della Pace, Maria si univa dall’ospedale con la sua offerta, disponibile a farsi in tutto come Gesù. Massimiliano, Maria e tanti altri sono le radici della nostra Fraternità. La loro offerta sostiene i nostri piccoli sì quotidiani, la loro generosità nell’accettare i limiti che la malattia pone sostiene tutti noi, la loro fiducia incondizionata in Dio ci aiuta a credere.

Una preghiera di Pierre Lyonnet (Scritti spirituali, 1951) riassume bene quello che tutti desideriamo vivere per servire: «Signore, mio Dio, qui c’è la mia vita perché di essa tu faccia ciò che è meglio, perché Tu la trasformi nella vita di Gesù Cristo. Ovunque Tu voglia mandarmi, gioioso o desolato, sano o malato, riconosciuto o umiliato, che il tuo Spirito possa sempre gridare in me con forza, spingendomi ad amare una volta di più i miei fratelli, gli uomini, che ancora non sanno che sei Padre. Padre, qui c’è la mia vita. Dammi, in cambio, di poter lavorare per i miei fratelli, perché ti conoscano, ti amino e abbiano vita in abbondanza».

Rosanna Tabasso
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO

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