Naturale o artificiale?
Pubblicato il 11-09-2025
Dall’Australia, arriva una novità che ridefinisce il concetto di computer: il CL1, un biocomputer che al posto dei tradizionali chip utilizza vere e proprie cellule cerebrali umane. Neuroni viventi che formano reti connesse su un substrato di silicio. Non più simulazioni, ma intelligenza biologica sintetica, un ossimoro affascinante che unisce il meglio di due mondi. Secondo i suoi creatori, impara e si adatta in modo incredibilmente rapido e flessibile, surclassando le IA basate sul silicio che alimentano i chatbot. Il cuore di questa meraviglia è un array di elettrodi planari su cui sono coltivati i neuroni. Un vero e proprio "cervello in scatola", mantenuto in vita da un’unità di supporto che ne regola temperatura, ossigenazione e nutrimento. E la cosa sorprendente è che questo biocomputer non necessita nemmeno di un computer esterno per funzionare. Certo, non mancano le domande etiche. Dove tracciamo il confine tra biologico e artificiale? Domande che, come spesso accade quando la tecnologia fa passi da gigante, non hanno risposte semplici.
Stefano Ravizza
NP maggio 2025




