Mistero
Pubblicato il 04-12-2025
Spiegare tutto, razionalizzare tutto.
Davanti al fallimento dell’umano più forte diventa la necessità di immergersi nel mistero, a cui Cristo incessantemente ci invita.
Chissà se siamo fino in fondo consapevoli che i sacramenti cristiani sono questo: misteri, immersioni nel mistero dove la legge e la Parola di Dio sanno trasformare il cuore.
Senza i “misteri”, come chiamava i sacramenti Nicola Cabasilas, non c’è esperienza cristiana. Era un bizantino del XIV secolo, un laico, un semplice cristiano non-cattolico i cui testi sono spesso citati, dal Concilio di Trento al Vaticano II, da Ratzinger a Giovanni Paolo II.
«Quando riceviamo il battesimo il mistero compie in noi tutta l’opera sua, ma noi non siamo ancora perfetti, perché non abbiamo ancora ricevuto i doni dello Spirito Santo che dipendono dal santissimo miron», scrive nel suo testo più famoso, La vita in Cristo.
Dopo «possediamo certo la grazia ma non ne consegue che tutto il nostro essere si accordi col benefattore».
Fu così per i Corinzi, che Paolo rimprovera: avete il dono dello Spirito ma «siete carnali e camminate secondo l’uomo» (1Cor 3,3). Solo l’eucaristia compie gli altri misteri: «Far vivere di nuovo gli uomini che vengono meno e muoiono per i loro peccati, è effetto solo della sacra mensa». Per Cabasilas nessuno può vivere la vita spirituale finché in lui non è formata «la beata carne di Cristo ». Infatti «la carne ha desideri contrari allo Spirito» (Gal 5,17): solo l’Incarnazione rende possibile la comunione tra carne e spirito, tra umano e divino, altrimenti irrealizzabile. Era necessaria la carne di Cristo che nella sua Passione ha combattuto la nostra battaglia, addossandosi ogni esperienza dell’umano fino alla morte per tradimento.
Il pane terrestre si trasforma in carne, il pane eucaristico ci trasforma in sacramento e ci fa entrare nel mistero dell’adozione filiale: sulla terra, «i figli non possono formarsi nella loro individualità senza distaccarsi dai genitori: diventare figli nel mistero significa invece essere uniti per sempre». Il battesimo uccide il peccatore. Invece «il sacro pane» cancella «l’abito cattivo» ma non uccide il peccatore, anzi lo ricrea «integralmente di nuovo». Per il battesimo non è richiesta nessuna fatica, dopo il battesimo comincia il tempo della lotta: chi nel mistero ha ricevuto la vita in Cristo, è chiamato a mettere in gioco la sua volontà. Cristo non elimina il dramma dall’esistenza, gli dà senso. Attraverso i “misteri”, «si fa creatore, allenatore, compagno di lotta», lavandoci, ungendoci, nutrendoci. È compagno di lotta, ma non si fa carico di tutto il combattimento: si fa premio per chi ha combattuto.
E «non getta in noi un debole principio di corpo o poche gocce di sangue, ma ci comunica perfettamente il suo corpo e il suo sangue». I misteri non solo semplici celebrazioni. Sono riti di esistenza, dono di vita «dentro Cristo», ci inglobano in lui al punto da non poterci distinguere da lui. Dev’esserci un rapporto indissolubile tra quello che siamo ora e quello che saremo: non c’è salvezza se non entriamo ora nella dinamica della salvezza.
Attraverso il battesimo, l’olio santo e l’eucaristia entriamo nella vita di Cristo e in futuro, di là, da “amici di Dio” potremo comunicare con il Figlio. Ma là «è necessario arrivarci già amici, con le orecchie già fatte». Qui vivere la nostra umanità come “vita piena” in Cristo, immergendoci nei misteri per entrare nell’intimità che trasforma
Flaminia Morandi
NP agosto/settembre 2025




