Manca

Pubblicato il 13-07-2026

di Marco Grossetti

Dicono che il tempo cura tutte le ferite, il male passa, la vita va avanti. Invece certe volte rimani prigioniero di un vuoto così profondo, accoccolato dentro questo dolore tuo e soltanto tuo, capace solo di sentire la mancanza anche davanti alla vita che continua instancabile a sbocciare e a fiorire. Vuota una stanza, silenziosa una casa, triste una vita, tutto spento anche nel bel mezzo di una moltitudine in festa. Condannato alla tristezza da rumori, suoni e sapori che irrompono quando meno vorresti e ti riportano indietro nel tempo, là dove tutto sembrava essere diverso e migliore.

Dietro le parole sussurrate di un lutto da rielaborare, un trauma da superare, una perdita da accettare, rimane solo una cosa. Che loro non ci saranno. Dentro la nostra festa più importante come nella mattina piena di nuvole di un giorno qualunque. Arriveranno persone nuove di cui loro non conosceranno mai il sorriso, succederanno cose speciali e potremo solo immaginare la loro meraviglia. Capiteranno cose piccole da aggiustare e decisioni grandi da prendere, ma il loro aiuto non lo potremo chiedere, non troveremo più rifugio in un abbraccio che ci diceva senza nessuna parola di cosa è fatto l'amore.

Da bambino non riuscivo a capire come era possibile che una persona non c’era più ma c’era ancora, era morta ma ancora viva nel cuore di chi le voleva bene. Possiamo credere, sperare, desiderare che da lassù qualcuno continui a essere al nostro fianco, a guardarci, proteggerci essere con noi, ma loro mancheranno comunque. Perché ci sono parole che non potremo dire e sentirci dire da nessun’altra persona al mondo, perché erano buone ed erano belle, perché erano buoni ed erano belli i momenti con loro, che c'erano sempre, ma ora non ci sono più e non ci saranno mai.

Ad andare via non sono solo gli antenati da invocare ed evocare come in un rituale di benauguranti auspici, sono e siamo tutti sospesi in un attimo di contatto tra la terra e il cielo. Rimuoviamo la cosa più naturale, rimandiamo al più tardi possibile il pensiero di un passaggio obbligato per ognuno, come se potessimo evitare il momento di salutare il mondo. Pensiamo che aiutare una piccola persona a crescere e a stare bene sia solo togliere gli ostacoli, risolvere tutti i problemi, eliminare ogni possibile situazione di conflitto, invece di insegnare ad affrontare e superare le difficoltà, educare alla fragilità, alla mancanza, alla realtà.

La vita può essere facilissima e felicissima e un momento dopo diventare tutta nera: come ci raccontano tutte le storie la quiete arriva dopo la tempesta, il lieto fine dove tutti vivono felici e contenti si conquista guardando occhi negli occhi i mostri e cattivi. Il tempo forse aiuta a sentirne un po' di meno di dolore, ma solo una nuova vita e un nuovo amore possono portare vera pace. Ritrovarci a guardare il cielo pieni di pensieri, a chiederci quale è la differenza tra un angelo e un fantasma. Dolce senso di protezione, invisibile compagnia che non ti lascia mai o angosciante vuoto, insopportabile assenza.

La ricerca della felicità a cui dobbiamo costringerci, non è solo istinto di sopravvivenza od obbligo sociale, è l'unica chiusura possibile del cerchio, l'unica richiesta che ci hanno fatto prima di andare via. E che non smettono di farci, che ci vedano da un angolo del cuore, dietro un raggio di sole oppure no. Essere felici. Come ci vorrebbero loro che ora non ci sono più.


Marco Grossetti
NP marzo 2026

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