Malinowski e i colli del metauro

Pubblicato il 21-01-2026

di Fabrizio Floris

Nel libro Argonauti del Pacifico Occidentale, Bronisław Malinowski racconta le usanze degli abitanti delle isole Trobriand soffermandosi in particolare sul cosiddetto anello di Kula: un sistema di scambio cerimoniale tra diverse isole del Pacifico occidentale.

Gli abitanti si scambiano due tipi di oggetti: collane di conchiglie rosse e bracciali di conchiglie bianche. La funzione dello scambio non è economica nel senso occidentale, ma serve a creare legami sociali, prestigio e obblighi reciproci tra individui e comunità. La tesi è che la distinzione tra noi e i selvaggi riguardi le istituzioni più che lo spirito. Malinowski dimostra che le società pre-letterate si comportano in un modo a noi comprensibile. Il loro comportamento può essere spiegato in termini di istituzioni che stimolano moventi diversi da quelli che ci spingono ad agire, ma che non ci sono estranei. Le società antiche accedono ai mezzi di sussistenza attraverso le forme del mercato, della redistribuzione e della reciprocità. Ma la prima è fortemente scoraggiata perché può mettere in crisi la solidarietà della comunità e in qualche modo si sviluppa solo nel momento in cui può essere controllata attraverso regole “sociali”. La produzione e la distribuzione di beni materiali sono incorporate in relazioni sociali che non hanno natura economica. Né il lavoro, né la disponibilità di oggetti, né la distribuzione sono motivati da elementi di tipo economico (guadagno, timore della fame…). Il sistema economico benché presente non è separato: è il sottoprodotto del funzionamento di altre istituzioni che non hanno natura economica. Sembrano situazioni lontane, ma se passate in un piccolo comune nell’entroterra marchigiano potete trovare una famiglia che vive alla modalità delle Trobriand: per loro l’economia si basa sulla reciprocità ed è inserita all’interno di relazioni di dono e “controdono”.

Davide e Annalisa raccolgono vestiti che la Caritas dona alle persone in difficoltà, la casa che hanno è in comodato dalla diocesi, il cibo lo ritirano dalle eccedenze di un supermercato: prendono quel che può servire loro e il resto lo donano ad altre comunità. Il loro stipendio, che è quello che li inserirebbe all’interno dell’economia di mercato, viene “neutralizzato”, infatti, è completamente versato nelle casse della Comunità Papa Giovanni XXIII da cui però possono prelevare quello che ritengono necessario per le spese del mese corrente. Nella casa accolgono, in questo momento, un giovane che ti stringe forte e ti bacia quando sente che sei triste, una studentessa fuori sede che ha perso la borsa di studio e una ragazza affidata dai servizi sociali. Non è un sogno, ma una pratica quotidiana, e se passi dai Colli del Metauro potrai vedere perché.


NP novembre 2025
Fabrizio Floris

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