Le scritte delle icone

Pubblicato il 10-01-2026

di Chiara Dal Corso

Sappiamo che l’iconografia stessa è di per sé una forma di “scrittura” o meglio di “trascrittura” della Sacra Scrittura, cioè della Parola di Dio contenuta nella Bibbia, in linee, forme, colori. Eppure, nelle icone sono presenti anche delle scritte, senza delle quali l’icona non si può dire “completa”: sono di tipo diverso, ma hanno tutte la funzione di unire l’immagine con la realtà stessa che essa raffigura.
Per esempio: quando le icone rappresentano degli episodi di solito c’è una scritta che esplicita l’evento, come fosse un titolo.

Ancora più indispensabile però è la scritta del nome della persona raffigurata, come nelle icone di Cristo, di Maria Vergine o dei santi o di personaggi specifici della Sacra Scrittura. Qui la funzione non è più solo “esplicativa” ma diventa una preghiera, un’invocazione.
Scrivere il nome di Cristo infatti – solitamente abbreviato in IC XC che dal greco antico e poi cirillico, sta per Ιησούς Χριστός (Gesù Cristo) da cui si prendono la prima e l’ultima lettera di ogni parola – significa che l’immagine raffigurata rappresenta proprio lui e racchiude il valore grandissimo del poter “chiamare per nome” la persona, cioè la possibilità di avere una relazione diretta con lui, di poter dialogare, parlare con lui faccia a faccia. Si sa che il nome di Dio in tutta la Bibbia non era possibile né scriverlo né pronunciarlo, in Gesù abbiamo un nome potente che possiamo chiamare, invocare per chiedere aiuto, per ringraziarlo, per dialogare con il nostro Dio che in lui si è fatto uomo, visibile, toccabile, ascoltabile che, se lo desideravi, poteva venire anche a casa tua. Scrivere il nome di Gesù Cristo sull’icona, vicino a lui, significa allora invocare la sua presenza, chiamarlo, cercarlo, mentre si prega davanti all’immagine. Dall’icona di Cristo prendono forma tutte le altre, ed essa è il modello dei modelli, quindi anche scrivere il nome di Maria significa unire l’immagine alla reale e vivente Madre di Dio e significa invocarla per chi starà davanti all’icona a pregare. Nelle icone antiche il nome di Maria è anch’esso in greco, abbreviato come ΜΡ θΥ, letteralmente “Madre di Dio”. Allo stesso mondo nelle icone o affreschi dove ci sono gli apostoli, i profeti, o i diversi santi, il loro nome è scritto e quindi invocato.

C’è ancora un’ultima situazione in cui troviamo del testo scritto in iconografia, ovvero nel libro – quando è aperto – che Gesù tiene in mano nell’icona dove è rappresentato come Pantocrator.
In esso troviamo un versetto del Vangelo, preso solitamente dalle parole stesse di Gesù, la scelta cambia in base alla funzione liturgica dell’icona o alle intenzioni del committente.

Ancora una volta le icone ci insegnano a pregare, a entrare in confidenza con il nostro Signore, a stare, a dargli del tempo, e ad avere la confidenza di poterlo chiamare per nome, non per mancanza di rispetto, ma per una esigenza d’amore, che se non entra in confidenza, in intimità con la persona amata, non matura come un amore caldo, vivo, ma resta freddo, in terza persona, distaccato, e tutto ciò cui non si tiene, ben presto verrà abbandonato.

Il libro aperto del Pantocrator del 12° secolo custodito nel monastero di Santa Caterina del Sinai.
Dal greco antico: «Io sono la luce del mondo. Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8, 12) In questo caso come nelle scritte-titolo, la lingua utilizzata è spessissimo il greco antico, a volte incrociato con lo slavone, oppure anche il cirillico. Di per sé non c’è una sola lingua designata a priori per questo ruolo, la lingua può cambiare in base al luogo geografico, purché sia la lingua liturgica, perché, non dimentichiamo, le icone nascono come strumenti di preghiera e come mezzi di catechesi: «l’icona è per gli analfabeti quello che è la bibbia per i dotti» – diceva Giovanni Damasceno –per il singolo, per la famiglia, ma anche per la Chiesa, per la diocesi, per la gente, e quindi la lingua doveva essere quella liturgica. Oggi che la lingua liturgica solitamente coincide con la lingua parlata, le scritte sulle icone possono essere nella lingua parlata del luogo cui sono destinate.

Chiara Dal Corso
NP ottobre 2025

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok