Le convinzioni di Mustafa

Pubblicato il 11-11-2025

di Claudio Monge

Il 6 giugno scorso segnava l’inizio delle festività islamiche dell’Eid al-Adha, conosciute in Turchia come Kurban bayram (la festa del sacrificio). È il ricordo della fede di Abramo e della sua disponibilità a sacrificare suo figlio Ismaele come prova d’abbandono a Dio. Essere degni di stare al cospetto del Dio della misericordia e della clemenza, implica un gesto di sovrabbondanza. Tale è il senso sacrificio animale, compiuto all’interno delle famiglie musulmane, anche a beneficio dei poveri.

Lui si chiama Mustafa Öztürk, è un teologo e accademico turco sessantenne, nato nella provincia di Giresun sulle rive del Mar Nero, molto conosciuto per le sue ricerche nel campo dell’esegesi e degli studi coranici. Öztürk ha pubblicato diverse opere scientifiche fin dalla sua tesi del 2003, dal titolo molto evocativo: Il Corano e l’interpretazione estrema (Kur’an ve Aşırı Yorum), dove sviluppa la sua visione storicista, secondo cui tutto ciò che riguarda l’islam, in particolare il suo Testo Sacro, deve essere storicamente contestualizzato per una corretta interpretazione. In estrma sintesi: per Mustafa Öztürk molti dei passaggi del Corano relativi a temi quali la schiavitù, il concubinato, le punizioni riflettono la mentalità dell’epoca in cui sono stati scritti. Pertanto, tali disposizioni specifiche di quell’epoca non possono essere considerate come fondamenti della religione e devono essere abbandonate.

Öztürk da anni pubblica video dei suoi interventi e delle sue lezioni su un canale Youtube, con oltre 220mila iscritti. Recentemente, proprio un suo video intervento ha sollevato un grande polverone: egli annunciava l’intenzione di bruciare la sua traduzione del Corano, frutto di anni di duro lavoro intriso della sua ricerca spirituale. Al netto del fatto che, a rigore di termini, non esiste traduzione possibile del libro sacro dell’islam perché la parola di Dio, non può prendere pienamente vita in nessuna lingua diversa dal suo arabo classico nativo (si parla per lo più di “tentativi di interpretazione”), la provocazione era un’implicita risposta alla Direzione degli Affari Religiosi turca (Diyanet) e, quindi, alla politica dell’attuale leadership del Paese. Con l’approvazione di una nuova legge del 4 giugno scorso, la Diyanet ha ricevuto l’autorità di censurare quelle traduzioni turche del Corano considerate in contrasto con i "principi fondamentali dell’Islam". Da anni contestato per le sue posizioni esegetiche, il professore si era già ritirato dalle istituzioni pubbliche turche in cui era coinvolto dicendo di voler evitare di dare adito a inchieste ufficiali sui contenuti della sua ricerca. In realtà, le posizioni del professore prendono più radicalmente le distanze rispetto a una visione di stato islamica conservatrice e reazionaria, e fondamentalmente illiberale, oltre che refrattaria a ogni pluralismo.

Non è la prima volta che esprime anche solidarietà con il pensiero del collega İhsan Eliaçik, alla guida del movimento dei Musulmani Anti-Capitalisti, da anni impegnato a mostrare il potenziale dell’islam nell’ispirare una trasformazione economica radicale. Mustafa Öztürk, dal canto suo, è uno spinoziano che nella comprensione dell'«unità dell’essere» di Dio, cerca l’armonia tra l’etica islamica e la nozione contemporanea dei diritti umani universali. Öztürk come Eliaçık (a sua volta autore di una traduzione coranica intitolata Il Corano vivente, censurata dal potere), stigmatizzano i deficit dell’attuale leadership del Paese, nelle libertà e nella giustizia economica, sostenendo che la forma di islam promossa dall’attuale regime sia moralmente fallita. Insomma, secondo i due teologi, il fatto che un potente organo statale come la Diyanet, possa essere controllato da un ordine religioso idiosincratico e conservatore, ignora totalmente l’esistenza di vivaci segmenti secolari della società turca contemporanea, quelli a cui, nel 2016, si era fatto credere di essere al sicuro, bandendo il movimento islamista gülenista noto per la sua profonda infiltrazione delle istituzioni statali.

Il clamoroso progetto di mustafa Öztürk di bruciare la propria traduzione del Corano, si radica nel dolore di essere ostacolato nel suo sforzo di diffondere un’idea più tollerante, persino amorevole della religione. Il suo primo istinto è sempre stato quello, dunque, di allontanarsi, di estraniarsi in un profondo stato contemplativo, per continuare il suo lavoro interpretativo-esegetico (tefsir) e per cercare spinoziamente, al di là del testo, i segni della grazia divina nella natura. Ignorata ma reale espressione del pensiero islamico contemporaneo.


NP agosto/settembre 2025
Claudio Monge

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