La verità vi farà liberi

Pubblicato il 24-07-2025

di Claudio Monge

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«È forse proprio dell'essenza stessa della verità essere impotente e dell’essenza stessa del potere essere ingannevole? […] La verità impotente non è forse disprezzabile quanto il potere che non presta ascolto alla verità?» (Hannah Arendt, Verità e politica, p. 30). La filosofa tedesca di origini ebraiche, Hannah Arendt, ha dedicato molti suoi scritti al problema della verità e del potere, indagando in particolare la questione del ricorso alla menzogna in politica. Nel saggio La menzogna in politica (1971) si ispirò ai Pentagon Papers, una ricostruzione della politica americana nel Sud Est asiatico dalla fine del secondo conflitto mondiale alla guerra in Vietnam. In questo documento, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva rivelato che per decenni le autorità politiche e militari erano ricorse alla menzogna nell’informare la popolazione americana su quanto stava avvenendo.

Questo episodio spinse la Arendt a riflettere sulla correlazione tra agire politico e falsificazione volontaria e consapevole dei fatti, sottolineando che questa manipolazione dei fatti non era stata motivata né da questioni di sicurezza nazionale, né dalla necessità di tutelare gli interessi degli Stati Uniti in Asia, ma fu piuttosto la volontà di salvare l’immagine del paese come superpotenza che non aveva mai perso una guerra.

Questa intenzione appare quasi nobile rispetto alle manipolazioni a cui siamo confrontati attualmente, non solo pensando «all’ex-culla della democrazia globale». Hannah Arendt sottolineava che è possibile manipolare le opinioni altrui solo ricorrendo alla violenza, e quindi alla paura, oppure soddisfacendo qualche desiderio soggettivo, che sia considerato così importante dal destinatario della manipolazione, da giustificare la rinuncia all’esercizio della propria capacità di giudizio. I due metodi indicati, più che mai in funzione oggi, hanno come modelli emblematici quelli del regime totalitario e della società consumistica.

Ora, il conflitto tra verità e potere è generato dal fatto che l’uomo diventa ostile alla verità quando questa pone degli ostacoli a ciò che vuole fare, dunque al suo potere da difendere come fine in sé, a costo di mentire, di fatto prendendo il totale controllo dell’informazione. Il presupposto etico fondamentale di tutto ciò è l’arroganza, ossia quella smodata stima di sé che conduce ad anteporre il proprio giudizio e il proprio volere a ogni altra cosa. Processo tragicamente irreversibile? Forse no, perché il pericolo per eccellenza di chi ricorre alla menzogna e all’inganno per esercitare il potere, è quello di perdere il contatto sia con ciò che pensano i destinatari del potere, sia con la realtà. Ora, già la Arendt lo ricordava: se anche l’uomo può rifiutarsi di dire o di ascoltare la verità, egli non può però fare a meno, in assoluto, della verità, perché un mondo in cui si smettesse completamente di dire come stanno le cose diventerebbe invivibile. Insomma, anche il potere ha bisogno di fatti per essere esercitato, e questi sono superiori al potere, perché i fattisono “dati”, innegabili, mentre il potere è transitorio, inaffidabile. Insomma, persuasione e violenza possono distruggere la verità, ma non possono rimpiazzarla. E questo vale per la verità razionale o religiosa, così come vale, in modo più evidente, per la verità di fatto. Si tratta di un limite che non nega la libertà e creatività dell’azione politica, ma che piuttosto ne stabilisce i confini e ne permette l’esercizio fecondo, creativo ed efficace.

E noi, dopo aver ereditato loro un mondo a pezzi, siamo costretti a sperare nelle giovani generazioni che in questo momento stanno resistendo a Washington come a Pechino, a Mosca come a Tel Aviv, a Istanbul come a Teheran, a Buenos Aires come a Naypyidaw (capitale della Birmania). Esse lottano per un futuro, sempre più consapevoli (ispirate dei rovesci della storia) che la libertà è un mezzo indissociabile dal fine, che è la verità. I giovani sono consapevoli che la verità senza la libertà è impostura, ma sanno ormai anche che la libertà non può coincidere con la semplice auto-realizzazione, intesa come “ab-soluto” e cioè slegata da un progetto di convivenza umana al cuore di una creazione fragile da preservare, condizioni perché un futuro sia possibile!


Claudio Monge
NP aprile 2025

 

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok