La tela della pace

Pubblicato il 09-03-2026

di Renzo Agasso

Ha un nome di difficile scrittura e pronuncia, sconosciuto ai più. Ma Oleksandra Matviichuk, nel 2022, ha vinto il premio Nobel per la pace, mentre la furia della guerra si abbatteva sul suo Paese. L’Ucraina.

Oleksandra, 42 anni, avvocato, attivista per i diritti, fondatrice – nel 2007 – e leader del Centro per le libertà civili di Kiev, in un’intervista al settimanale Credere dice di sé: «Sono una persona religiosa e credo in Dio». La fede la sostiene nella lotta. A Roma ha incontrato Leone XIV, insieme ad altri cinque premi Nobel: «Ho regalato a Sua Santità i disegni dei bambini di Chasiv Yar, una piccola città dell’est ucraino completamente distrutta dalla guerra».

Ha invitato il Papa in Ucraina: «Gli ho detto che abbiamo bisogno di lui». Oleksandra, da quando, il 24 febbraio 2022, le armate russe hanno proditoriamente invaso la sua terra, ha iniziato a tessere la sua tela di pace, con attivisti russi e bielorussi, «per costruire – spiega – legami invisibili e proteggere insieme la società civile, salvare le persone». Del resto, il Nobel lo ha vinto insieme ad Ales’ Bjaljacki, attivista bielorusso e a Memorial, organizzazione per i diritti umani russa, il cui direttore Oleg Orlov è finito in carcere, come pure Bjaljacki: Putin e il sodale presidente bielorusso Lukashenko non apprezzano né gradiscono i leader dei diritti civili.

Dal giorno che i carri armati russi hanno posato i cingoli sul suolo ucraino, per quel popolo e per la stessa Oleksandra, la vita ha imboccato la strada di dolore, morte, desolazione, freddo, miseria, terrore. Nel sostanziale disinteresse del mondo: dove sono le marce, le proteste, le polemiche feroci, le preghiere perché questa guerra “insensata” (Leone XIV) finisca?

Tra i pochi difensori dell’Ucraina – e della verità e della giustizia e dell’umanità – il presidente Mattarella, che ha affermato a Berlino: «Va ribadito con risolutezza: la sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di portare guerra al vicino. La volontà di avere successo di una nazione non si traduce nel produrre ingiustizia. La guerra di aggressione è un crimine». Oleksandra continua la sua lotta impari: «Tutti abbiamo potere di influenza sul futuro con le nostre azioni. Non ci sono garanzie che tutto andrà bene, ma per me la speranza è questo: pensare che ogni sforzo abbia significato. Noi ucraini abbiamo il dovere di non far ereditare questa tragedia ai nostri figli».


Renzo Agasso
NP dicembre 2025

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