La scelta quotidiana

Pubblicato il 07-03-2026

di Roberto Cristaudo

L'odio. Una parola breve, ma con un peso specifico enorme, capace di solcare la storia con cicatrici profonde e di insinuarsi, oggi più che mai, nelle pieghe della nostra quotidianità digitale.
L'odio non è solo un sentimento estremo, ma un meccanismo complesso: una reazione tossica alla paura, all'ignoranza e alla frustrazione, che trova terreno fertile nell'anonimato del web e nella polarizzazione esasperata del dibattito pubblico. Liberarsi dall'odio non è un mero auspicio idealistico, ma una responsabilità attiva e una scelta etica che ci interpella ogni giorno.

Se in passato l'odio si manifestava nel discorso pubblico attraverso la calunnia o la diffamazione circoscritta, l'avvento dei social media ha trasformato questo fenomeno in una vera e propria piaga sociale: l'hate speech. La possibilità di nascondersi dietro profili falsi, o l'eccessiva libertà concessa in alcune piattaforme, ha reso il web una terra di nessuno dove l'aggressività gratuita e i toni violenti diventano spesso la norma, anziché l'eccezione.
Come evidenziato anche dalle normative (si pensi all'articolo 595 del Codice penale in materia di diffamazione, che oggi si estende anche al contesto online), la reputazione e l'onore delle persone sono messi costantemente a rischio. La distanza fisica e l'assenza di un confronto diretto sembrano autorizzare molti a esprimere il peggio di sé, trasformando discussioni su temi delicati – dalla politica all'immigrazione, dai diritti civili alla salute – in linciaggi virtuali. Il bersaglio, che sia una persona, un gruppo etnico o una minoranza, subisce un danno che travalica lo schermo e incide profondamente sulla vita reale, come dimostrano i crescenti fenomeni di antisemitismo o le campagne di odio contro le donne.

L'odio ha radici storiche profonde, spesso legate alla paura del diverso o alla strumentalizzazione politica del "nemico". La storia, con i suoi traumi irrisolti, ci insegna che l'odio, se non contrastato, può degenerare da parole ad azioni, fino a diventare orrore collettivo, come ci ricordano luoghi simbolo come Sarajevo, dove ferite e futuro convivono in un fragile equilibrio. Tuttavia, proprio la memoria può agire come antidoto.
Riconoscere e onorare le storie dei Giusti, di coloro che hanno scelto la resistenza morale anche nel buio più profondo, illumina un percorso alternativo.
L'odio non è un destino ineluttabile: in ogni processo di discriminazione c'è sempre un momento in cui si può scegliere di agire diversamente. È qui che si inserisce l'azione di associazioni e reti di contrasto che promuovono la consapevolezza e l'educazione.
Come possiamo, quindi, liberarci da questa spirale? La risposta sta nella promozione di una cultura della responsabilità e nella forza delle contronarrazioni.

Responsabilità Digitale: Non basta condannare l'odio, bisogna agire.
Ciò significa non essere semplici "sonnambuli" che subiscono passivamente gli eventi, ma rifiutarsi di amplificare i messaggi d'odio, segnalare i contenuti offensivi e, soprattutto, non partecipare ai flame tossici. I social network devono essere richiamati a una maggiore responsabilità per non fare "affari con l'odio", garantendo profili verificati e sanzioni efficaci per i trasgressori.

L'Empatia e l'Educazione: La lotta all'odio passa per il superamento dell'ignoranza.
L'educazione alla diversità, la promozione del dialogo e la diffusione di narrazioni alternative e positive sono fondamentali per smantellare i pregiudizi che alimentano la discriminazione.
Superare l'odio significa riconquistare il proprio spazio di pensiero e azione, proteggendolo dalla tossicità della rete e dalla manipolazione politica.
Significa scegliere l'umanità e il rispetto reciproco come principi guida. È un percorso difficile, fatto di vigilanza costante, ma necessario per costruire una società in cui la storia non sia mai "alle spalle", ma diventi una lezione da applicare quotidianamente.
La scelta, come sempre, è nostra: soccombere all'odio o elevarci attraverso la responsabilità e l'empatia.
 

Foto e testi di Roberto Cristaudo
Focus
NP dicembre 2025

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