La rubavita
Pubblicato il 19-11-2025
Il fumo da sigarette è uno dei temi ambientali più importanti e non dovrebbe essere divisivo. Invece, anche in questo caso, molte persone e forze politiche negano l’evidenza dei dati in nome di una libertà egoistica e autolesionista. Il fumo di tabacco è la prima causa di morte in Europa con 750mila vite perse ogni anno, circa 7 milioni nel mondo (di cui 1,5 da fumo passivo). Oggi in Italia gli abitanti (dai 14 anni in poi) sono 51 milioni e 700mila abitanti; ogni anno muoiono 93mila persone per cause legate al fumo di tabacco (85% sono tumori polmonari). Sono valutati in 8-12 anni gli anni in meno di aspettativa di vita tra fumatori e non fumatori.
Attenzione poi al fumo passivo: chi fuma al chiuso in presenza di altre persone danneggia tutti! Il costo collettivo è così stimato: oltre 26 miliardi, compresi i costi per cure mediche e assenze sul lavoro. In Italia, ancora oggi, fuma il 24% della popolazione (circa 11 milioni) oltre i 14 anni. 21 su 100 consumano più di un pacchetto al giorno, in forte crescita le donne (le ragazze fumano più dei ragazzi). Tra i giovani fuma il 30,2%: una percentuale alta usa sigarette tradizionali, tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e al tro. Tra i 14 e 17 anni: uno studente su 3 ha fatto uso di prodotti a base di tabacco e nicotina negli ultimi mesi. Ricerche recenti dell’Istituto Superiore della Sanità ci aiutano a capire meglio gli studenti. Il 7,5% dei ragazzi/e tra gli 11 e 13 anni ne hanno fatto uso nell’ultimo mese; il 37,4% dei ragazzi (32,2%) e ragazze (42,1%) dai 14 ai 17 anni.
La percentuale dei genitori che è al corrente che i figli fumano è, nella fascia più alta, del 50%. Si è sviluppato l’uso composto di sigarette tradizionali e dispositivi elettronici, con o senza nicotina, con tabacco riscaldato e simili. Vengono considerati meno dannosi per la salute, sono spesso un passaggio alle sigarette tradizionali. L’introduzione di nuovi prodotti da “svapare” (da parte delle aziende del tabacco come nuovo business) sembra aver bloccato l’andamento in discesa della riduzione di fumatori, che restano stabili negli ultimi anni. La componente di uso della sigaretta elettronica era il 2% nel 2014 ed è il 4% nel 2024. Le “non-sigarette” sono un rischio per la salute? Le risposte dei ricercatori e dei sanitari sono allineate: vi sono rischi legati all’inspirazione delle sostanze utilizzate dai vari prodotti negli aerosol, sia nelle sigarette elettroniche (usate con liquidi diversi) che nelle htp (tabacco riscaldato – dove si ridurrebbero i rischi della combustione del tabacco, cioè le sostanze cancerogene).
Ogni prodotto (con sostanze specifiche come mercurio, ferro…) produce danni al sistema respiratorio, al sistema nervoso e cardiovascolare, provoca reazioni allergiche. Tra le novità del “mercato” vi sono i sacchetti o bustine (snuff) contenenti nicotina da tenere in bocca e le sigarette elettroniche “usa e getta” (puff). Il passaggio da questi prodotti alla dipendenza da nicotina e quindi alle sigarette tradizionali è dimostrato essere breve. Il 76% di chi tenta di smettere fallisce il tentativo, il 12% riesce; il resto riprende a intervalli. Migliorano i dati sul fumo nei luoghi di lavoro: la percentuale di chi risponde che è rispettato il divieto passa dal 70% del 2008 all’84% del 2024, buoni risultati ma da migliorare!
Un’associazione no profit porta in giro per l’Italia un tunnel enorme fatto a sigaretta (14 metri) in cui si entra per incontrare esperti, “misurare” i polmoni, fare domande, ricevere consigli. Sulla sigaretta gigante, all’esterno, c’è scritto: «Non bruciarti il futuro». Eppure, gli effetti malefici del fumo sembrano essere un tema secondario, contrariamente a quanto raccontano i dati. Da dieci anni a questa parte, la percentuale dei fumatori rimane drammaticamente stabile: il 24% degli italiani è “impermeabile” a ogni ragionamento. Nel mondo anche: la lotta contro il fumo fa progressi (in 16 anni ridotta la percentuale di chi fuma dal 22,3 al 16,4%) ma è tutt’altro che vinta. La lotta alla dipendenza da Tabacco ha bisogno di alcuni provvedimenti generali ed efficaci come a) aumento delle tasse (vedi l’Australia con i suoi 30$ al pacchetto), b) campagne shock sui pacchetti, c) aree pubbliche libere dal fumo, d) politiche attive di prevenzione e di sensibilizzazione, e) limitazione massiva del fumo passivo, f) confezioni neutre, divieto di pubblicità e sponsorizzazioni, g) campagne e aiuti diffusi per smettere. Misure che sarebbe bello vedere presto anche nel nostro Paese che dal 2014 non ha visto cambiamenti significativi per rendere minore l’accesso alle sigarette, soprattutto da parte dei ragazzi. Proviamo allora a porci come obiettivo scendere al 5% di fumatori in 20-25 anni: sarebbe importante per ottenere case “libere da fumo passivo”, a tutto vantaggio dei nostri giovani!
NP agosto – settembre 2025
Carlo Degiacomi




