La persona al centro
Pubblicato il 17-10-2025
In un giorno, nello stesso giorno, mi sono capitati due episodi semplici e banali concernenti la sanità che mi hanno fatto riflettere sui rischi che stiamo correndo circa la persona al centro. Finalmente, dopo tanti tentavi, riesco a chiedere telefonicamente l’anticipazione di una visita circa la patologia che devo curare. La conferma del luogo e ora della visita mi giunge con un messaggio telefonico. Peccato che il messaggio riporta anche che dovrò sostenere una spesa. Strano perché sono esente. Il mio medico della mutua mi fa una seconda ricetta proprio per evidenziare l’esenzione. Quindi mi presento alla visita illustrando la situazione: qui capita quello che mi fa riflettere. Prima la segreteria e poi la dottoressa capiscono che c’è stato un errore, ma non sono in grado di risalire al servizio che ha fatto la prenotazione e fatto l’errore. Io dimostro da che cellulare è giunto il messaggio di prenotazione e a quale cellulare ho telefonato per fare la prenotazione. Niente di niente. Nessuna possibilità. È un incidente banale ma gravissimo perché qualcuno di noi – è un eufemismo! – è riuscito a progettare che il sistema informatico non permetta di corrispondere con il servizio. E chi riceve la ricetta non può intervenire.
Lo stesso pomeriggio alle 19,30 devo andare in un altro ospedale per fare dei raggi. Siccome a cena ho degli impegni decido di recarmi con un’ora di anticipo all’appuntamento. Al massimo attenderò! Giunto allo sportello sono ricevuto immediatamente perché non c’è nessuno! Verso il mio obolo – in questo caso dovuto – e subito passo alla sala raggi. Alle 18,40 tutto è finito. La dottoressa mi ringrazia d’aver anticipato perché così può andare a casa prima. Ero l’ultimo cliente. Incredibile ma vero. Quindi nelle ore precedenti non era prevista nessuna visita? Possibile? Io ero riuscito a fatica a trovare questa possibilità! Ma perché non mi hanno telefonato per anticipare? Sono i pazienti indisciplinati che prenotano e non si presentano? Grave perché ci son altri pazienti che avrebbero potuto beneficiare del servizio. È l’ospedale che non riesce a ottimizzare le visite? Più grave ancora perché i costi comunque ci sono ma i servizi no! E magari tu paziente devi attendere mesi per ottenere questo servizio.
Due piccoli esempi, banali ma espressione del fatto che mettere la persona al centro non può limitarsi ad assunzione di politiche – importantissime – ma deve anche tradursi in azioni di quotidianità.
NP Giugno/Luglio '25
Gianfranco Cattai




