La pace secondo Leone

Pubblicato il 08-04-2026

di Claudio Monge

LA PACE NON COME EQUILIBRIO DI POTE­RE, MA COME CONVERSIONE DEL CUO­RE. È questo il mes­saggio che attraversa gli interventi di papa Leone XIV nel recente viaggio apostolico in Turchia e Li­bano, confermando una linea già chiaramente tracciata fin dall’ini­zio del suo pontificato. In una regione segnata da conflitti armati, tensioni religiose e fragilità sociali, il Pontefice ha ribadito che la pace autentica non nasce da strategie geopolitiche, ma da un profondo lavoro interiore e relazionale.

PIÙ VOLTE, NEL CORSO DEI DI­SCORSI UFFICIALI e degli incontri con le comunità locali, papa Leo­ne XIV ha richiamato la necessità di «disarmare i cuori e le parole». Un’espressione che sintetizza bene la sua visione: senza una riconcilia­zione interiore, senza il superamen­to della paura, del risentimento e delle retoriche identitarie, ogni progetto di pace rischia di restare fragile e strumentale. È una convinzione che divenne la cifra della pri­ma benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, la sera dell’8 maggio 2025: «La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incon­dizionatamente». È un tema che accompagna il Pontefice fin dalle prime omelie del suo mandato, e che in Medio Oriente ha assunto un valore particolarmente incisivo. Proprio in occasione del suo primo viaggio apostolico all’estero, il San­to padre ha associato la riflessione sulla pace in senso evangelico, alla “logica della piccolezza”. In altre pa­role, per lui la pace non è il frutto dell’imposizione dei forti, né della superiorità numerica, economica o militare. Al contrario, essa cresce at­traverso processi lenti e spesso invi­sibili, affidati a comunità credibili, capaci di testimonianza più che di rivendicazione. In questo senso, le Chiese cristiane del Medio Orien­te, spesso minoritarie e tendenti a una impaurita auto-referenzialità, non sono chiamate a difendersi chiudendosi, ma a essere lievito di riconciliazione nel tessuto sociale.

IL TEMA DELLA PACE SI INTRECCIA INEVITABILMENTE CON QUELLO DEL DIALOGO. In Turchia, terra dei grandi Concili ecumenici, e in Li­bano, laboratorio storico di convi­venza religiosa, il Papa ha ribadito che il dialogo ecumenico e interre­ligioso non è una strategia diplo­matica, ma una dimensione essen­ziale della fede vissuta. Le religioni, ha affermato in più occasioni, tra­discono la loro vocazione quando diventano strumenti di contrap­posizione identitaria; al contrario, contribuiscono alla pace quando si fanno luoghi di incontro, ascolto e responsabilità condivisa.

PAPA LEONE, SEMPRE IN RIFE­RIMENTO A QUESTO TEMA, ha ri­servato un’attenzione particolare anche ai più vulnerabili. Nei riferi­menti ai rifugiati, ai migranti e alle popolazioni segnate dalla guerra, emerge una concezione della pace strettamente legata alla giustizia e alla dignità umana, in totale con­tinuità con il magistero di papa Francesco. Non può esserci pace, ha ricordato papa Prevost, laddove le ferite sociali vengono ignorate o normalizzate. La pace “di faccia­ta”, che non si confronta con la sofferenza concreta delle per­sone, resta una costruzione fra­gile e destinata a crollare.
Infine, papa Leone XIV ha collocato il tema della pace in una prospettiva più ampia, La pace piena non è mai com­pletamente realizzabile nella storia, ma questo non esonera i credenti dalla responsabilità di costruirla giorno per gior­no. È un orizzonte che orienta l’agire, non un alibi per l’inazio­ne. In questo senso, la pace di­venta una vocazione affidata alle comunità cristiane e a tutti gli uo­mini e le donne di buona volon­tà. Il viaggio in Turchia e Libano appare così non come un episodio isolato, ma come una tappa signi­ficativa di un magistero che rifiuta ogni sacralizzazione della violen­za e propone una pace esigente, radicata nella conversione perso­nale, nel dialogo autentico e nella cura degli ultimi. Un messaggio controcorrente, ma quanto mai necessario in un tempo segnato da nuove e antiche lacerazioni.


NP gennaio 2026
Claudio Monge

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok