La pace negata
Pubblicato il 08-03-2026
Com’è in questo momento la situazione in Ucraina? Terribile. Questa è la verità. Ci si può soffermare sui dettagli, cercare testimonianze toccanti, analizzare numeri e strategie, ma ciò che resta davanti agli occhi è un Paese allo stremo: uomini al fronte che muoiono ogni giorno, profughi sfiniti che continuano a cercare rifugio in città sempre più insicure, colpite da bombardamenti quotidiani. La maggior parte degli attacchi avviene con droni e missili a lungo raggio. Solo il 14 novembre, sulla capitale Kiev, ne sarebbero caduti circa 450 in un solo giorno.
«Abbiamo la corrente elettrica per poche ore al giorno. Tre ore sì e quattro no… poi due sì e cinque senza», racconta Tania. E la corrente, in Ucraina, non significa solo luce: significa poter caricare un telefono, conservare il cibo in frigorifero, utilizzare un computer, far funzionare le apparecchiature ospedaliere, riscaldare le case, in un Paese dove, in inverno, le temperature scendono fino a -20 gradi. La situazione si fa ogni giorno più complessa. Gli attacchi si sono intensificati su gran parte del territorio. Persino l’ovest del Paese, un tempo considerato relativamente più sicuro rispetto all’est, ora è colpito regolarmente da droni e missili.
Nel Donetsk, regione in larga parte occupata, la situazione è disperata: la popolazione soffre la fame e gli scontri sono sempre più violenti. Lo stesso accade nell’oblast di Zaporižžja, dove l’artiglieria non si ferma e nuovi droni FPV, collegati con fibra ottica, riescono a colpire obiettivi fino a 60 chilometri di distanza. Sono dispositivi leggeri, simili a quelli utilizzati nella fotografia o nel cinema, ma caricati con esplosivo. Non esistono più veri obiettivi militari: a essere colpite sono spesso le automobili, le persone, la vita quotidiana. Guidare o semplicemente camminare può diventare una condanna a morte. Le strade di Kherson e delle città più vicine al fronte non sono più soltanto vie di collegamento: sembrano tunnel a cielo aperto, ricoperte per chilometri da reti anti drone, nel disperato tentativo di proteggere chi passa.
Durante l’ultima missione di pace dell’Arsenale, nel 2023, era stata raggiunta la linea zero del fronte a Zaporižžja, portando aiuti alle persone sotto i bombardamenti. Oggi, nessuna delle persone incontrate allora è ancora viva. Un pensiero che scuote e lascia senza parole. Per molti, la guerra resta il titolo asettico di un giornale. Per l’Arsenale è dolore concreto: volti, storie, infanzie spezzate che non torneranno più come prima. È questo che alimenta, ancora di più, un impegno quotidiano e instancabile per continuare ad aiutare, attraverso alimenti, farmaci, dispositivi medici, ambulanze per i soccorsi nelle zone di guerra. È tutto quello che possiamo fare. È la nostra piccola parte, ma per molti è fondamentale. Laggiù la gente combatte. La gente resiste. La gente sopporta. La gente muore. Che non ci capiti mai di stare dalla parte comoda ma sbagliata della storia.
Marco Maccarelli
NP dicembre 2025




