La libertà dello spettatore

Pubblicato il 30-07-2025

di Davide Bracco

L’esperienza di uno spettatore cinematografico nel 2025 è sicuramente una pratica molto sfaccettata per libertà di scelte e consumo relativo. Negli ultimi trent’anni, pressappoco dall’inizio del nuovo secolo, il mestiere di spettatore si è progressivamente trasformato e oggi è un lavoro che si deve affrontare con molteplici strumenti per permetterci di apprezzare in pieno l’esperienza di visione di un prodotto culturale.
Quando ci poniamo di fronte a un lavoro di ingegno quale un film, un libro, una mostra d’arte affrontiamo un’esperienza che è duplice: centripeta in primis quando assistiamo alle esperienze di personaggi di finzione che tuttavia ci permettono di rivivere tramite le loro situazioni delle sensazioni già provate e criticamente poterle approfondire; centrifuga perché così facendo ci immergiamo in mondi ed epoche diverse e lontane.

Per poter godere appieno è necessario che il mercato e la distribuzione di prodotti culturali assicurino all’utente una molteplicità di scelte, come accade a un lettore tipo che in una libreria ha mediamente la possibilità di acquistare volumi che, seppur tradotti, provengono da Paesi diversi, o come un frequentatore di mostre assiste a esposizioni di lavori di artisti delle più diverse nazionalità.
Per lo spettatore cinematografico questa condizione non è data dal principale mercato distributivo attuale quale quello rappresentato dalle sale cinematografiche che offrono una scelta molto parziale del panorama cinematografico contemporaneo.
Al momento in Italia sul totale di film programmati in sala l’80% sono lavori di produzione occidentale (europea e statunitense) a discapito di larghe fette di produzione mondiale del tutto sottodimensionate per facilità di accesso primario. Questa difficoltà è in parte superata grazie all’allargamento delle piattaforme di distribuzione che superano l’esperienza collettiva dei cinema per allargare la visione a evento privato di fronte a televisori sempre più evoluti.

Ben ricordo la difficoltà dell’essere cinefilo negli anni ’80 o ’90, quando per aprirsi al cinema mondiale e fruire di quell’esperienza centrifuga bisognava frequentare quei festival in cui gli organizzatori proiettavano pellicole asiatiche e africane che altrimenti non si sarebbero viste.
Oltre ai festival si affiancano negli ultimi decenni canali in streaming a pagamento (da Netflix ad Amazon Prime, da mubi a Disney, da Paramount a Apple TV) che, forti di cataloghi imponenti, allargano le scelte e le esperienze di fruizione per generi e contenuti.
A discapito di quel momento di condivisione collettiva dello spettacolo in sala che ci portava a ridere e piangere insieme, ma che oggi appare in crisi e non soltanto nel contesto cinematografico ma in tutti i settori del vivere civile.


Nei due box sono riportati esempi di una ricerca libera e personale che può portare lo spettatore curioso a diventare consapevole della ricchezza di una forma d’arte davvero globale.

Per allargare lo sguardo a mondi differenti extra-occidentali e godere appieno di un’esperienza culturale completa, ecco alcuni casi singoli di registi dalla poetica originale oppure cinematografie nazionali da conoscere e, nel caso, approfondire.
Lav Diaz è un regista, sceneggiatore e produttore filippino conosciuto dal 2004 con L’evoluzione di una famiglia filippina quando tracciò un ritratto personale dell’evoluzione di un gruppo in quindici anni di storia nazionale tra gli anni ’70 e ’80. I suoi film (visibili sul canale mubi) sono di durata fluviale e indagano la realtà locale e la condizione umana con crudezza spesso capaci di affermarsi in festival internazionali come Locarno e Venezia.
Bong Joon Ho è un regista sudcoreano acclamato con Parasite premiato a Cannes e con l’Oscar, abile nell’usare i generi cinematografici in spettacoli avvincenti ma incentrati su tematiche sociali come Memories of Murder, Snowpiercer, Okja (visibile su Netflix) e Mickey 17 attualmente nelle sale.
Apichatpong Weerasethakul è un regista thailandese dotato di uno stile particolare che mescola generi e presenta atmosfere non convenzionali dove presenze sovrannaturali incontrano personaggi reali in una narrazione che mescola sogno e realtà, come nel capolavoro Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti (anche visibile su mubi).

La geografia dell’industria cinematografica non si limita al vecchio continente o a Hollywood, ma evidenzia anche un gran numero di produzioni in nazioni come India, Nigeria, Cina.
In India la produzione ha base soprattutto a Mumbai (da qui il termine Bollywood fusione di Hollywood con la B di Bombay, il vecchio nome coloniale di Mumbai) e si specializza in film avventurosi di alta spettacolarità, dove le trame fanno riferimento a temi nazionalistici che esaltano la grandezza della nazione in un mix accattivante di musica e danza. Negli ultimi anni alcuni titoli hanno riscosso anche l’interesse del pubblico occidentale: un buon inizio potrebbe essere la visione su Netflix dello spettacolare RRR di S.S. Rajamouli oppure Adipurush di Om Raut sulle avventure di un principe guerriero. La Nigeria ha una industria più giovane ma in grado di interessare un intero continente in crescita con storie di generi diversi ma tutte incentrate sulla contemporaneità e sulle trasformazioni sociali: su NetFlix il catalogo è vario e si potrebbe cominciare da Up North della regista Tope Oshin, una commedia su un figlio desideroso di liberarsi dal peso paterno in una velata critica al patriarcato oppure Chief Daddy di Niyi Akinmolayam altra commedia di critica sociale sulla famiglia allargata di un patriarca. Esemplare di un atteggiamento occidentale miope di fronte alla complessità del panorama internazionale contemporaneo è il caso dell’offerta in sala di cinema cinese solitamente presentato in passato con film in costume come Addio mia concubina di Chen Kaige o Lanterne rosse di Zhang Yimou, capaci di mostrare un mondo cinese idealizzato secondo i nostri canoni, ma che non riflette compiutamente la realtà di un mondo complesso come quello cinese. Sempre su Netflix è possibile avvicinarsi a un cinema genuinamente commerciale come The wandering earth di Frant Gwo, un film di fantascienza ambientato in un lontano futuro che segue un gruppo di astronauti e soccorritori che guidano la Terra lontano da un Sole che sta per estinguersi, mentre tentano di prevenire una collisione con Giove. Oppure A land imagined di Yeo Siew Hua, un thriller noir ambientato a Singapore dove un poliziotto indaga sulla scomparsa di un operaio edile cinese immigrato, film premiato anche al festival di Locarno. Per finire, la commedia romantica Us and them di Rene Liu, la storia di amore tra due persone che si ritrovano a dieci anni dal loro primo incontro e dopo essersi lasciati da tempo.
 

Davide Bracco
Focus
NP aprile 2025

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