La gioia del dare
Pubblicato il 30-09-2025
Fin dagli anni Settanta siamo cresciuti con il concetto di restituzione: «Tu non dai del tuo al povero, ma gli restituisci del suo» (Sant’Ambrogio). Con l’inizio dell’Arsenale il concetto di restituzione ci è entrato dentro, è diventato vita concreta e quotidiana per tanti di noi che hanno scelto di impegnarsi nella trasformazione della vecchia fabbrica di armi. Tutto il tempo che avevamo, le risorse materiali, la preghiera… Così le mura dell’Arsenale sono cresciute, ma senza dimenticare chi rimaneva fuori, i più poveri, vicini e lontani. Tanta gente, tanti giovani si sono uniti e hanno iniziato ad aiutarci con assiduità. Tutti sentivamo di partecipare a un progetto comune, come se mettessimo il nostro mattone per dare una casa alla pace. L’Arsenale della Pace diventava così punto di riferimento per tante persone che pregavano e lavoravano insieme, unite dal servizio reso con gratuità e la restituzione diventava un metodo che coinvolgeva sempre più altre persone. La storia del Sermig ci ha fatto capire quanto sia importante offrire luoghi in cui la gente possa spendersi, per aiutare le persone a ritrovare la dimensione del dono di sé. C'è tanta gente che vuole fare qualcosa di buono e, a volte, non sa come e dove farlo e da soli non si può.
La restituzione fa del bene a chi la riceve, ma fa anche molto bene a chi la fa. Poche settimane fa ne ho avuto la conferma da un gruppo di volontari che all’Arsenale si occupano di tenere in ordine i magazzini. Tutti lavoratori, molti professionisti con incarichi di responsabilità. Sono arrivati per strade diverse, in momenti diversi, hanno in comune la disponibilità serale, possono dare del tempo solo dopo il lavoro e ci hanno chiesto di mettersi in gioco in servizi umili, diversi dalle loro professioni e competenze. La loro offerta si è incontrata con nostra costante domanda di aiuto nella gestione dei magazzini. Sono due anni che ordinano i nostri magazzini e portano sempre amici nuovi ad aiutarci. Tutti ci hanno detto: «vengo qui con piacere, mi piace stare con queste persone, lavorare insieme, siamo un bel gruppo, stiamo bene e ci piace questo servizio». Svolgono un servizio utile alla nostra casa e sono contenti di farlo e di farlo in gruppo e questo è un valore aggiunto. Ed è così anche per molti altri gruppi di volontari. A volte abbiamo ancora l’idea che prestare un servizio equivalga a sacrificarsi. Può essere che qualche volta la costanza di un servizio richieda sacrificio, ma è anzitutto il piacere di far felice qualcuno e, nel farlo, sperimentare che ciò che mi rende davvero persona è lo slancio di donarmi nella piena libertà e di partecipare a progetti di bene nella gratuità.
Nei diversi servizi i nostri volontari a oggi sono un migliaio. Sono persone molto fedeli, vengono tutti almeno una volta a settimana, molti anche due o tre volte. Persone di diverse età, di diversa estrazione sociale – operai, professionisti e dirigenti. Persone che hanno passato la loro vita al comando e che ora accettano servizi umili oppure mettono la loro competenza a servizio senza alcuna distanza. Nessuno cerca privilegi. Molti non sono credenti ma la restituzione ci unisce nel mettere al centro la persona, nell’impegno per il bene comune e questo fa crescere il rispetto reciproco. Molti ci dicono che si sono avvicinati al volontariato per trovare un senso alla loro vita e lo hanno trovato nel dono di sé per far felici altri. Vorrei che l’Arsenale trasmettesse a tutti loro la gioia della restituzione, da vivere non solo tra le mura dell’Arsenale, ma anche nella società civile, per contribuire a formare persone capaci di spendersi per la collettività. C'è gioia nel dare, c'è gioia nel mettersi al servizio, c'è gioia nello stare insieme. Sentiamo nel profondo l’esigenza di offrirla a più gente possibile, facendo incontrare le persone tra loro all’interno di un circuito di bene. Se non abbiamo a chi dare qualcosa di noi, perdiamo il senso dell’essere al mondo, ci deprimiamo, perdiamo la speranza. È importante ri-creare luoghi di condivisione dove le persone possano ritrovare la gioia del dono.
NP Maggio 2025
Rosanna Tabasso




