La forza della commozione

Pubblicato il 25-09-2013

di Renato Bonomo

di Renato Bonomo - In natura dopo la primavera arriva l’estate. Nelle vicende umane la successione delle stagioni può essere diversa: può accadere infatti che dopo la primavera venga subito l’inverno.

I recenti fatti dell’Africa del Nord e del vicino Oriente sono purtroppo un esempio di questo passaggio che ha visto raffreddare molte speranze di un reale cambiamento della situazione politica. È vero che in alcuni Paesi i tiranni sono effettivamente caduti, ma non si sa bene quali forze li abbiano sostituiti e quanto queste siano affidabili. In altri come la Siria si è innescata una guerra civile che sembra non avere una fine. Il caso emblematico è la caduta di Mubarak che per l’Egitto non ha significato un’uscita dall’autoritarismo: pensiamo infatti al ruolo decisivo svolto dall’esercito per evitare vuoti di potere. Continua poi a suscitare molti dubbi e problemi il difficile radicamento della democrazia nei Paesi arabi; nello stesso Egitto la democrazia ha significato da una parte l’elezione di Morsi, primo presidente eletto dal popolo, ma anche la vittoria dei partiti islamici che hanno portato alla redazione di una costituzione che si fonda sul legge coranica. Come dire: gli integralisti hanno saputo utilizzare perfettamente il principio democratico per raggiungere il potere al fine poi, una volta al governo, di abolirlo. La preoccupazione è forte non solo per il destino di questi popoli che sono così vicini al nostro ma anche e soprattutto per i cristiani di quelle terre che sono ogni giorno più stritolati dal fondamentalismo che sta per diventare legge.

Che cosa può insegnarci questo repentino e anomalo cambio di stagione? Perché la primavera non si è trasformata in estate?

Molto probabilmente una delle possibili cause dell’insuccesso è l’incapacità delle parti in causa a deporre le armi, non solo quelle vere e proprie che sparano e uccidono, ma anche quelle del cuore che forse non arrivano ad ammazzare ma dividono, lacerano. La democrazia, la pace e la giustizia non sono idee ma una relazione tra persone che riconoscono reciprocamente la propria dignità umana. Se democrazia, pace e giustizia fossero solo dei semplici concetti, pure astrazioni, si correrebbe il rischio di tramutarli in ideologia e l’ideologia è una lama che separa in maniera irreversibile gli amici dai nemici. Dobbiamo trasferirle dal mondo delle idee al mondo della vita per intenderle nel modo giusto: incontro, relazione che funziona solo se uno sguardo reale ne incontra un altro altrettanto autentico. In particolare questi valori prendono vita se si incontrano sul piano dell’esistenza: nella conoscenza e nel racconto della storia dell’altro che ci sta davanti può nascere quella commozione che scuote perché costringe a mettersi nei panni degli altri, a fare propria l’esistenza altrui. Nell’esistenza altrui si manifestano quelle speranze, delusioni, sofferenze, gioie e paure che sono anche le nostre: ecco perché l’incontro tra esistenze avvicina mentre le idee spesso dividono.

Oggi è molto difficile commuoversi per delle idee! Commuoversi con e per l’esistenza degli altri: questo deve essere il motore per una nuova relazione tra noi. E la chiave che il Sermig ha scoperto nella sua storia di incontri è la bontà. Non una bontà natalizia, superficiale, istintiva, ma una bontà scelta, matura, voluta dall’intelligenza. Infatti è facile emozionarsi ma poi le emozioni rischiano di svanire in fretta se non le trasformiamo in un primo passo per cambiare la nostra vita mediante un metodo, una costanza, una fedeltà che dura per sempre. Una bontà che diventa stile di vita per incontrare gli altri e con gli altri superare le rivendicazioni e incomprensioni, perdonare e chiedere perdono, coniugare giustizia e verità.

Speciale - La rivoluzione incompiuta - 1/5

Dopo due anni, cosa rimane e soprattutto dove sta andando la Primavera araba? Tra tensioni e speranze, un viaggio al centro di una trasformazione comunque epocale.

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