L'impensabile
Pubblicato il 10-11-2025
Il delirio «è la formazione patologica di convinzioni errate, assurde per contenuto, resistenti a ogni critica». Fino a oggi pensavo che fosse qualcosa che riguardasse le persone, i pensieri, modi di fare, ma da quando ho conosciuto le pratiche richieste dal governo italiano per la procedura di visto di una studentessa keniota ho avuto modo di conoscere il delirio delle istituzioni. App, link, siti internet, documenti, procedure, comunicazioni tra enti, email di ritorno, traduzioni, certificazioni durate 12 mesi fino all’arrivo di Sophia in Italia.
Sembra una lunga storia finita bene, invece, accade l’impensabile: l’università non può procedere con l’iscrizione (manca un documento, o meglio, c’è ma è in viaggio spedito dal Ministero dell’istruzione all’ambasciata) quindi la segreteria le chiede di ritornare al suo Paese e rifare la procedura per il prossimo anno. Dopo 8 ore di viaggio in macchina, 12 ore di aereo, ospitalità e sorrisi il “Belpaese” ti sbatte in faccia il suo delirio, ma non è Sophia che perde un’opportunità, è l’Italia (sempre più vecchia) che abbandona una giovane capace di futuro. Per 12 mesi ho guardato il mondo con gli occhi di Sophia: occhi brillanti, occhi di donna, occhi d’Africa. Sophia non tornerà, sarà clandestina, non studierà, lavorerà in nero, troverà un amore e darà alla luce figli clandestini che per i prossimi 20 anni saranno nelle nostre scuole senza documenti, che faranno sport, ma non potranno vincere.
Passano i giorni e in un tempo rapidissimo arriva l’appuntamento in questura per il permesso di soggiorno, in contemporanea dopo 23 giorni di deposito presso l’ufficio postale il documento arriva in ambasciata. Si procede con l’iscrizione, ma l’università – secondo regolamento – deve iscrivere Sophia all’anno accademico 2024/25: bisogna pagare 1.840 euro di tasse e poi a settembre fare iscrizione al secondo anno di università con zero esami sostenuti… così non avrà diritto alla borsa di studio, né il posto al collegio e la mensa. Entra in gioco l’avvocato Andrea. Intanto, come nella Ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, le Clarisse e una famiglia si prodigano per l’ospitalità, ma lo sfondo generale è contrassegnato dal delirio che si sostituisce al diritto e ti fa guardare il mondo nelle sue lacrime. Domani riprenderemo: bisognerà affrontare lo spettro dell’isee parificato, presentare documenti che nel suo Paese non esistono, ma che l’Italia richiede e infatti anche questa pratica non andrà a buon fine perché il codice fiscale che rilascia l’università non è nella banca dati dell’Agenzia delle Entrate (il vero codice verrà attribuito con il permesso di soggiorno!). Ho addosso un delirio, il mio è sardo e va in direzione ostinata e contraria, ma i deliri non si sottraggono si sommano e fanno perdere vite (e salute).
Fabrizio Floris
NP agosto/settembre




