L’immagine di servo sofferente e mendicante di amore
Pubblicato il 28-08-2026
da Progetto (ora NP) 1993 n. 6
COLUI CHE PREGHIAMO (4/5)
L’IMMAGINE DI DIO sarebbe risultata incompleta, imperfetta per l’uomo se il Figlio non avesse incontrata la sofferenza, perché chi soffre, chi è emarginato, escluso, avrebbe potuto dire che anche Dio è lontano da me, è estraneo alla mia condizione.
Invece Gesù, per la forza e l’immensità del suo amore divino, ha assunto su di sé tutta la sofferenza umana, i patimenti della morte più atroce, si è “fatto peccato” prendendo su di sé tutti i nostri peccati perché noi ne fossimo liberati. Gesù ha mostrato il suo amore divino condividendo pienamente tutta la sofferenza umana, identificandosi con la nostra sofferenza, con ogni sofferente.
C’È UN’ALTRA IMMAGINE DI DIO, diffusa soprattutto tra i Padri orientali: Dio mendicante d‘amore. Dio che sta alla porta del nostro cuore e bussa, e chiede un po’ del nostro pane, per darci poi il pane del suo corpo risorto (Ap 3,20). Gesù che, seduto sulla spalletta del pozzo, ci chiede un po’ della nostra acqua, del nostro amore, per ricolmarci della sua acqua di vita, che è lo Spirito Santo (Gv 4,6–14). I Padri orientali insistono su questo Dio di amore che si fa mendicante alla nostra porta, anche quando la spranghiamo dall’interno per non aprirgli, e si ostina, come un innamorato folle d’amore e respinto dalla persona amata, a rimanere di fronte alla porta e a bussare, bussare, bussare, chiamandoci, fino a quando la porta si dischiude e può entrare, saziarsi del poco che gli offriamo, per poterci saziare del suo amore per sempre.
PER AIUTARCI A CAPIRE L’AMORE DI DIO, la Scrittura usa tutte le immagini più belle, più vive, che nascono dall’esperienza umana dell’amore. Nei numeri precedenti rapidamente preso in esame anche le immagini paterna, materna, dell’amico, dello sposo.
Queste immagini dobbiamo approfondirle, meditarle, contemplarle, perché penetrino nella nostra mente e nel nostro cuore, e ci facilitino l’incontro, nel nostro intimo, con il Dio d’amore, in un rapporto d’amore. Questo esercizio non lo facciamo da soli. Infatti, da soli non possiamo raggiungere questo Dio d’amore, non possiamo comunicare con lui. Egli ci viene incontro e ci chiama, fa sì che possiamo udire la sua voce e rispondergli, per l’azione dello Spirito.
Padre Mario Airoldi
NP aprile 2026




