L’immagine del Padre

Pubblicato il 10-06-2026

di Mario Airoldi

IL NOSTRO È UN DIO CHE SPIAZZA TUTTI, perché si fa carne nel grembo di una donna, nasce in una stalla, muore su una croce. Egli cammina per le nostre strade, ci viene incontro, ci chiama per nome, prende i nostri bambini tra le sue braccia e si lascia lavare i piedi, se li lascia baciare, da una prostituta. Il nostro Dio si è fatto piccolo, tanto da sconcertare la sapienza dei sapienti, si è fatto un bambino che gioca per le strade di Nazareth, si è fatto un uomo che muore sulla croce. Ed è così divenuto scandalo per chi cerca un Dio onnipotente, follia per chi vuole la razionalità (1Cor 1,23).

L’IMMAGINE DI PADRE È GIÀ USUALE NELL’ANTICO TESTAMENTO. La troviamo ad esempio in Isaia (63,16), in Osea, con quel palpito di tenerezza di quel Dio che porta alla guancia il proprio bambino (11,1-9). La paternità di Dio viene ad assumere un significato nuovo e diverso nel Nuovo Testamento. Dio non ci ama solo di un amore paterno, ma è nostro Padre, perché noi diventiamo suoi figli, sia pure adottivi (Gal 4,4-5). «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! [...] Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio» (1Gv 3,1-2). Gesù stesso ci ha insegnato a chiamare Dio con il nome di Padre e, nella grande preghiera di addio (Gv 17,21-23), Gesù prega perché «come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi [...]. Io in loro e tu in me [...] e il mondo conosca che li hai amati come ami me».

LA PATERNITÀ DI DIO È UNA PATERNITÀ UNIVERSALE, ma anche una paternità particolare per ognuno di noi: Dio è mio Padre, vuole me, proprio me, come suo Figlio, mi cerca, mi chiama, e mi chiede di accettarlo come Padre. In realtà, senza la rivelazione, noi non potremmo neanche immaginare di rivolgerci a Dio come a nostro Padre, perché tra noi e lui c’è un abisso immenso. Lo chiamiamo “papà”, perché Gesù ci ha insegnato a farlo, e perché ognuno di noi, nel profondo del suo cuore, è guidato dallo Spirito Santo (Rm 8,15-16; Gal 4,6).


p.Mario Airoldi
NP Febbraio

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