L'estate dei divieti sbagliati
Pubblicato il 18-11-2025
Ha cominciato Portofino, poi Camogli e altri Comuni. Per salvare il decoro, cancellano i poveri, vietando l’accattonaggio, mettono in difficoltà la “middle class” che non ha più i soldi per pagare i conti salati della città d’arte, criminalizzano il turismo “mordi e fuggi” dimenticando, (ahi noi!) l’Italia del dopoguerra e della miseria che girava, come molti lavoratori oggi, con i panini in tasca.
A Portofino c’è un’ordinanza comunale che vieta l’accattonaggio anche se non molesto e il consumo di cibo seduti per terra. Il provvedimento, firmato dal sindaco, vale fino al 30 settembre e mira a tutelare la vocazione turistica ed esclusiva del paese. Nello specifico, chiunque venga sorpreso a chiedere l’elemosina – anche in modo educato e senza importunare passanti e turisti – rischia una sanzione amministrativa, soprattutto se lo fa in zone centrali, vicino alle chiese, nei parcheggi pubblici o lungo il molo Umberto I. Così si cancella la povertà! Per la verità, questa l’abbiamo già sentita o no?
Ma non è finita: mangiare panini o focaccia seduti sui marciapiedi, panchine, gradini o direttamente sul selciato delle vie del centro è vietato. La misura rientra in una serie di restrizioni pensate per evitare che Portofino diventi una “zona picnic a cielo aperto” durante l’alta stagione. Tra i divieti, e qui non si può che essere d’accordo, il bivacco, cioè il sostare a lungo con coperte, zaini e cibo sui muretti pubblici. Ricordo mio fratello sacerdote che andò in bici a Lourdes e dormì all’addiaccio e nei prati: vietato!
Certamente, l’intento di preservare il decoro urbano è comprensibile, soprattutto in un luogo come Portofino, dove il turismo di fascia alta è il motore economico principale. Tuttavia, inserire nel medesimo pacchetto il consumo di panini seduti a terra e gli atteggiamenti di persone ridotte in povertà che cercano di arrivare alla fine del mese, solleva inevitabilmente una questione etica. Abbiamo dimenticato che tutti siamo andati ai santuari, in montagna, al mare portandoci panini, bevande, addirittura casseruole e tutto su un plaid? Ho girato, più volte, tutti i paesi d’Europa mangiando panini, con una bellissima banda di “smandrappati” come me, a pranzo, il resto in albergo. Nessuno ci ha mai multato: né a Notre Dame, né a Vienna, Santiago di Compostela, Parigi e neppure dietro la cattedrale di Londra. Ma in che mondo stiamo entrando?
Vietare il consumo di cibo in strada o il girare in costume può apparire come una norma di buon senso, ma il divieto di mendicità anche non molesta rischia di diventare una forma di esclusione sociale camuffata da regolamento urbano. In pratica, si tutela l’immagine, non le persone e la loro dignità.
E' giusto chiedere ai turisti di non trattare i centri storici come un’area picnic, ma criminalizzare la presenza dei poveri e della classe media significa ignorare un disagio reale. Sotto sotto è la stessa filosofia di chi lamenta l’overtourism. Se i prezzi di notti e pasti sono alti, chi non può permetterseli, a Venezia come nelle Langhe, guarda e gira con i panini in tasca e poi va via. Sui poveri a Portofino il Times non ci va per il sottile, infatti il quotidiano britannico scrive: «L’ordinanza è un tentativo di cancellare ogni segno di povertà dalle strade» e snocciola dati: «In Italia nel 2021 c’erano 96mila senza fissa dimora, 50mila in più rispetto a sette anni prima». Li cancelliamo? Grottesco!
NP agosto/settembre 2025
Gian Mario Ricciardi




