L’arte di servire, il senso di restituire

Pubblicato il 16-11-2025

di Luca Periotto

Sguardi sul volontariato tra fotografia e cinema

Come volontario di un’importante realtà torinese e internazionale che offre accoglienza a persone in difficoltà, ho atteso per creare un progetto atto a valorizzare il volontariato sociale attraverso la fotografia, riflettendo a lungo su come potessi contribuire attraverso la mia arte.
Una sera dopo aver visto l’ultimo film di Wim Wenders, Perfect Days, il mio entusiasmo mi ha fatto intuire una sottile connessione che lega la pellicola del regista tedesco con un altro capolavoro, quello dell’artista e fotografo canadese Jeff Wall: si tratta di una fotografia in bianconero di generose dimensioni (2x3m) realizzata nel 1996 attraverso un tableau vivant, o "quadro vivente"( cioè una performance artistica in cui attori, modelli o ballerini assumono pose statiche per ricreare un'opera d'arte, come un dipinto o una scultura), che ha come titolo The volunteer.
Trattandosi di una simulazione della realtà e non di reportage, l’opera mostra una comparsa nelle vesti di un volontario di un centro di servizi alla persona, ritratto durante un momento di pausa.

La poetica del quotidiano delineata in Perfect Days mette in evidenza che non si tratta semplicemente di un film sulla vita di un uomo che pulisce i bagni comunali di una grande metropoli (Tokyo), ma un’opera che celebra la bellezza e la dignità dei gesti quotidiani, anche i più umili.
La figura del protagonista Hirayama incarna una sorta di “volontariato interiore”. La sua dedizione al lavoro, la sua attenzione ai dettagli, la sua serenità riflettono un profondo rispetto per la comunità e per il mondo che lo circonda.

Ho pensato quindi che avrei potuto catturare alcuni dei gesti ripetitivi dei volontari che si avvicendano con generosità nella complessa realtà del Sermig – Arsenale della Pace. Gesti semplici come preparare un pasto, lavare una camicia o un pavimento di una sala mensa, innaffiare le numerose piante che adornano questo esemplare unico di monastero metropolitano che ama condividere bellezza e valori, preservandoli da quella parte di realtà che li ritiene obsoleti, ma che invece sono espressioni di cura e dedizione.

Quando finalmente ho potuto cominciare il lavoro, ho fin da subito pensato di realizzare delle fotografie che potessero indurre l’osservatore alla riflessione e, se possibile, non soffermarsi sugli aspetti superficiali, proprio come l’opera di Jeff Wall insegna: volevo ritrarre il volontario non tanto nell’atto di lavorare quanto focalizzarmi sul momento successivo, cioè quando la fatica si mescola alla soddisfazione. Questo istante è cruciale, è quando si percepisce la dimensione umana e il peso del gesto compiuto.
Pur non essendo il lavoro ancora del tutto concluso spero tuttavia che l’intento sia chiaro e cioè, ho voluto mostrare il volontario per quello che è, senza idealizzazioni, ma con un profondo rispetto per chi quello che fa.
 

Luca Periotto
Focus
NP agosto/settembre 2025


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