L’arena vuota del mondo

Pubblicato il 10-12-2025

di Luca Periotto

Una gradinata di plastica colorata, nel cuore di una radura su al nord est, in un Paese baltico, attorno c'è una vegetazione che ricorda un campo di battaglia. File ordinate di sedili attendono corpi, sguardi, voci. Ma nessuno arriva. Nessuno si siede. Nessuno guarda. Così appaiono oggi le tribune del mondo: vuote. La storia si svolge davanti a noi come una partita che non vogliamo più vedere. Gaza brucia, l’Ucraina trema, eppure gli spalti restano deserti. Abbiamo smesso di assistere, di testimoniare, di lasciarci ferire dalla vista dell’ingiustizia. Forse tendiamo a credere che non guardare equivalga a non sapere: le cose esistono se le vediamo. Già. Ma l’assenza non è innocente: è complicità silenziosa. L’occhio che si chiude non cancella il dolore, lo consegna soltanto a un buio più profondo.

La fotografia diventa allora specchio: ci chiede se vogliamo ancora essere spettatori della verità o se preferiamo il conforto dell’indifferenza. Ogni sedia vuota attende qualcuno che abbia il coraggio di sedersi e guardare. Non per assistere a uno spettacolo, ma per riconoscere. Perché soltanto chi vede può ricordare. E soltanto chi ricorda può opporsi all’oblio.


Luca Periotto
NP ottobre 2025

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