Italiani, brava gente?

Pubblicato il 28-01-2026

di Renato Bonomo

 

Vent'anni fa usciva un libro davvero importante:  Italiani, brava gente?  di Angelo Del Boca, giornalista e storico che ha offerto un contributo essenziale alla comprensione del nostro passato coloniale in Africa (Libia e Corno d’Africa). Il testo, concepito come una sintesi dei suoi lavori precedenti, si proponeva di offrire al lettore una narrazione nuova della nostra storia più recente, evidenziando alcuni degli episodi più violenti ed efferati della nostra vicenda unitaria.

La tesi centrale è che, sin dalla fine dell’Ottocento e a partire direttamente dai governi che si sono succeduti alla guida del nostro Paese, sia stato creato un mito, quello dell’italiano buono, che ha permesso un raccolto edulcorato e magnanimo dei nostri atteggiamenti durante le azioni di guerra.

«Il mito degli “Italiani brava gente”, che ha coperto tante infamie, […], appare in realtà, all’esame dei fatti, un artificio, fragile, ipocrita. Non ha alcun diritto di cittadinanza, alcun fondamento storico. Esso è stato arbitrariamente e furbescamente usato per oltre un secolo e ancora oggi ha i suoi cultori, ma la verità è che gli italiani, in talune circostanze, si sono comportati nella maniera più brutale, esattamente come gli altri popoli in analoghe situazioni. Perciò non hanno diritto ad alcuna clemenza, tantomeno all’autoassoluzione.»

Gli episodi che Del Boca presenta sono numerosi e si collocano tra l’Unità d’Italia e la fine della Seconda guerra mondiale: dalla lotta senza quartiere al brigantaggio all’inferno di Nocra (un’isola al largo dell’Eritrea diventata campo di punizione e tortura), passando per la Cina, il Corno d’Africa e la Slovenia. Ovunque sono stati, gli Italiani hanno lasciato tracce di violenza e ferocia, episodi che non sono secondi ad altri più famosi e crudeli di altre nazioni.

Del Boca vuole dimostrare che la violenza non è una parentesi, un elemento avulso dalla nostra storia, ma ne fa parte in maniera drammaticamente intima e la attraversa profondamente. Siamo ancora oggi ostaggi di un mito che ci impedisce di fare i conti con il passato e di avere uno sguardo lucido sul presente e sul futuro. Riconoscersi capaci di nefandezze atroci è l’unico modo per attivare anticorpi e strategie efficaci. Pensarci immuni rischia di esporci a situazioni potenzialmente pericolose, senza difese, pronti a rifare gli stessi errori. È interessante che all’inizio del libro si parli proprio del brigantaggio, quel fenomeno di vera e propria guerra civile che sconvolse il neonato Stato unitario dal 1861 al 1865. Durante la feroce repressione condotta dall’esercito italiano contro i "briganti" – certamente alcuni lo erano, ma a ingrossare le file dei ribelli troviamo oltre diecimila soldati borbonici che rifiutarono di confluire nell’esercito italiano e molti braccianti delusi da una mancata riforma agraria – vennero sperimentate tutta una serie di azioni e tecniche repressive messe in atto nei periodi successivi. Tra queste, si citano: «abuso costante dei tribunali militari straordinari», «fucilazioni sommarie», «repressioni segrete seguite alle scomparse dei cadaveri», «ondate di carcerazioni», deportazioni in Italia».

A ciò si aggiunsero distruzioni di interi borghi e paesi, e l’uccisione di civili, uomini, donne, bambini e anziani. «Fu una guerra di tipo coloniale, che anticipò, per le inaudite violenze e il disprezzo per gli avversari, quelle poi combattute in Africa».

La tesi di Del Boca provocò discussioni e reazioni piccate, come nel caso di Indro Montanelli, che contrastò le idee dello storico proponendo l’idea di un colonialismo italiano "mite", del tutto diverso da quello dei nostri colleghi e avversari europei. Montanelli portava avanti le sue affermazioni partendo dai suoi ricordi personali, preziosi ma limitati e non obiettivi. A seguito di una documentazione ricca e articolata e della stessa ammissione da parte del governo italiano sull'uso di armi chimiche nel Corno d’Africa, anche il famoso giornalista di Fucecchio dovette fare un passo indietro.


Renato Bonomo
NP Novembre 2025

 

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