Italia, più energia per l'energia

Pubblicato il 03-08-2025

di Carlo Degiacomi

Oggi l’energia è il tema ambientale, economico, sociale per eccellenza. Un realismo ottuso ci propone solo di attendere che si possa ripristinare il percorso del metano russo, oppure inventa ridicoli vincoli per le aree delle rinnovabili… L’unica vera soluzione è un insieme di soluzioni.

Partiamo dai dati. Le importazioni italiane di gas metano dalla Russia nel 2021 erano 29 miliardi di mq, nel 2024 5 miliardi, a gennaio 2025 zero. La sostituzione dell’importazione è avvenuta: in parte con il gnl (gas naturale liquefatto) grazie agli impianti di rigassificazione del gas. Sono aumentate le importazioni dall’Azerbaijan, dal Qatar, dagli usa, dal Canada. Dall’Algeria il flusso è rimasto invariato (20 miliardi). Il gas arriva anche dal Nord Europa (Paesi Bassi e Norvegia), dalla Germania e dalla Libia. Un ruolo consistente è dato dalla riduzione delle importazioni (-14 miliardi) dovute a vari motivi: per la caduta dei consumi interni, per la crisi industriale, per la maggiore efficienza raggiunta in alcuni comparti produttivi e per lo sviluppo delle rinnovabili.

Si continua a dire che le rinnovabili sono “deboli”, proprio mentre crescono e acquisiscono nuovi mercati. Tra il 2021 e 2024 l’energia da eolico e fotovoltaico è cresciuta del + 30%: da 13 miliardi a 58 miliardi di kwh. Nel 2024 però la quota coperta dalle rinnovabili in Italia è al 43%, ben sotto la media europea.
Nell’Unione Europea l’energia “pulita” (compreso l’idroelettrico) ha superato il 50% della produzione complessiva. L’Italia nel 2024 con il Piano Nazionale per Energia e Clima (pniec) si impegna (?) per il 2030 a coprire con le rinnovabili il 63% dei consumi elettrici, il 36% del riscaldamento e raffrescamento, il 34% del fabbisogno dei trasporti.
Significa realizzare in 6 anni impianti per 61,4 gw, superando le ampie differenze regionali. Difficile se indecisi, ma non si può tornare indietro. «Gli impianti – dice Legambiente – vanno fatti subito e bene, integrati nei diversi territori, confrontandosi con le comunità». Poi c’è chi parla di “ritorno al nucleare”, con toni alternativi alla strada sopra indicata.

Oggi l’Italia utilizza 40/50 KWh di elettricità nucleare dalla Francia. Sul piatto c’è l’installazione di moduli di piccole dimensioni: da 20 mwh per navi o piccoli usi a 300 mwh corrispondenti a una produzione energetica di circa 2mila ettari di fotovoltaico. Tale tecnologia è però da completare affinché sia sicura, conveniente e possa utilizzare le scorie prodotte dalle vecchie centrali come combustibile. Se anche si risolvessero questi problemi, la quota attribuita a questo nucleare potrebbe essere, secondo il governo, nel 2050 (!) l’11% dell’energia elettrica. Quindi non sono giustificabili rinvii e frenate sulle rinnovabili.

Piuttosto, il tema dal gennaio 2025 sono di nuovo i costi delle bollette con aumenti del 18% per elettricità e del 40% per il gas. In Italia, i prezzi dell’elettricità all’ingrosso nel 2024 erano già in media superiori dell’87% rispetto a quelli francesi, del 70% rispetto alla Spagna, e del 38% rispetto alla Germania. I motivi sono in parte speculativo-finanziari, che potrebbero essere ridotti con azioni di governo europeo, mentre sembra attualmente impossibile modificare il meccanismo delle quotazioni del gas naturale di Amsterdam, sganciando l’energia elettrica. È bene salvaguardare le fasce di consumatori più deboli, ma occorre sgravare anche i settori industriali più energivori. Il 20% delle utenze domestiche, il 60% degli allacci aziendali sono a tasso variabile: converrebbe passare al tasso fisso.

Nelle forniture poi potremmo scegliere più frequentemente energia da impianti rinnovabili. Ci vogliono sostegni e investimenti per la realtà della piccola e media impresa più colpita dalle turbolenze energetiche continue. Ma il tema è strutturale, di medio e lungo periodo. Lo sviluppo rapido delle rinnovabili per sostituire l’energia dalle fonti fossili richiede proposte credibili e impegni. Per l’idroelettrico italiano sono necessari investimenti per innovare e riequilibrare l’utilizzo dell’acqua. Si possono rinnovare impianti fotovoltaici già esistenti perché un pannello solare oggi produce fino a tre volte di più di 15 anni fa. L’efficienza energetica delle abitazioni urbane ridurrebbe circa il 6/7% dei consumi delle città. Infine, per i piccoli comuni: le Comunità energetiche rinnovabili (cer). Una modalità conveniente e pulita che mette insieme cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni per diffondere elettricità condivisa a costo ridotto. I 2,2 miliardi stanziati dal pnrr sono oggi in ritardo: la scadenza è stata rinviata a novembre 2025. Assurda la lentezza con cui non si riescono a ridurre le complicazioni burocratiche nelle procedure amministrative!


Carlo Degiacomi
NP aprile 2025

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