Italia la democrazia ci attende
Pubblicato il 28-07-2025
25 Aprile 1945-25 Aprile 2025. Più cresce la distanza temporale dai giorni dell’insurrezione generale contro il nazifascismo, più abbiamo bisogno di ricordare e fare memoria di quanto è avvenuto. Meno testimoni e minore trasmissione della memoria della Resistenza rischiano di erodere le fondamenta antifasciste della società, di mettere in discussione la Costituzione e di conseguenza i principi cardine della nostra vita associata.
Abbiamo bisogno di nuove forme di narrazione per affrontare la situazione attuale e far crescere nella democrazia le coscienze dei più giovani. Qui il problema sta nel riuscire a coinvolgerli. Forse una strada che la scuola può percorrere è aiutarli a immedesimarsi negli uomini e nelle donne di un determinato periodo, a entrare nella loro mentalità, appropriarsi dei loro vissuti, delle loro dinamiche emotive e dei loro schemi interpretativi.
Allora potrebbe essere addirittura emozionante leggere la prima pagina di Reggio democratica, organo provinciale del CLN di Reggio Emilia, che, nel suo primo numero datato proprio 25 aprile 1945, scrive: «Oggi che la nostra provincia è stata liberata completamente dal giogo oppressore, le nostre fronti si levano a ricevere il bacio della libertà che torna a risplendere sulle nostre insegne. Venti e più anni di penose e combattute sofferenze […] garantiscono la nostra fedeltà a un'Italia che si era smarrita e oggi si ritrova nel fulgore di queste giornate di primavera in cui dalla pianura le formazioni patriottiche della libertà – poderose le prime, affilatissime le altre – recano la gloria di tante dure battaglie combattute contro un nemico spesso più potente, sempre crudele. Il Risorgimento nuovo, attraverso cui l'Italia oggi rinasce, è genuina espressione del movimento popolare che ha visto e vede in linea tutte le forze progressive della Patria contro gli sgherri e la sbirraglia di un padrone dispotico e sanguinario che dell'arbitrio fece legge e dell'onestà commercio. […]
Oggi siamo talmente forti che potremmo annientare in un gesto di legittima – per certuni oseremmo dire doverosa – vendetta la macchina nazifascista che ci ha mutilati nelle carni e nelle famiglie, ma è proprio in questa forza che noi troviamo la volontà di esercitare esclusivamente la giustizia, perdonando ai deboli, raddrizzando gli storpi e punendo i veri colpevoli. Responsabili furono un po’ tutti coloro che osannati o passivi seguirono il carro della tirannide, ma noi, in questo giorno, vogliamo essere tanto generosi da perdonare a quanti non “seppero” ricordando le parole del Giusto morente: «Perdonate loro perché non sanno quello che fanno». […] Alle famiglie dei nostri martiri, che già ci hanno avvicinato invocando il perdono su quanti le colpirono tanto duramente, vogliamo offrire una giustizia illuminata. […] Formazioni della libertà e masse popolari, in marcia per l'ultimo balzo! A voi che unitamente agli alleati ci recate il grande dono nel quale mai dubitammo vadano il ringraziamento di tutto il popolo e il fervido augurio per l'ultima battaglia che ci consacrerà definitivamente fratelli con le popolazioni del nord. Poi inizieremo la più dura, ma la più luminosa delle battaglie: quella della ricostruzione. L'Italia della democrazia ci attende. È la nostra, la vera Italia. Viva la libertà!»
Non sempre è andata bene, ci sono state rese dei conti, vendette e tradimenti più o meno grandi degli ideali iniziali, ma quella libertà era vera, umana e quindi imperfetta. Proprio quella libertà di cui Calamandrei scrisse: «Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.» La Pira poi non la considerò mai in senso autoreferenziale, ma sempre incarnata nella società: «La libertà deve servire per l’elezione al bene supremo e personale di ciascuno e a quello comune, solidale e fraterno di tutti. La libertà è, perciò, fondamento di responsabilità.»
Renato Bonomo
NP aprile 2025




