Invisible Killer
Pubblicato il 24-05-2026
Il tema della qualità dell’aria purtroppo è soggetto ad alti e bassi nella classifica dell’interesse dell’opinione pubblica. Partiamo sempre dai dati per favorire la consapevolezza, superando disinformazione e propaganda.
La qualità dell’aria
1. è un tema che riguarda in modo generale tutte le realtà urbane, specie tutta la pianura padana, ma non solo; 2. è un inquinamento invisibile che ha bisogno di rilevazioni corrette, continue e permanenti; 3. è un inquinamento composto da vari elementi che devono essere distinti e ben individuati; 4. deve essere considerata tenendo insieme le situazioni atmosferiche annuali molto variabili e le azioni messe in atto negli anni dai vari livelli istituzionali, dai consumatori e dai produttori; 5. bisogna prendere in considerazione le conseguenze come le morti e le malattie direttamente collegabili (tumori, malattie respiratorie e cardiologiche).
Ci sono anche altre premesse che non sono ogni volta discutibili
A. l’inquinamento atmosferico è un problema diffuso e generale da cui nessuna realtà è esclusa; B. i miglioramenti sono dovuti a misure continuative; C. i miglioramenti sin qui ottenuti non giustificano allentamento delle attenzioni e dei provvedimenti, soprattutto europei per il 2030.
Nel 2025 sono stati resi noti (e quindi facilmente consultabili in rete) i dati che vale la pena di conoscere:
1. Il rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) sull’inquinamento dell’aria mostra sia i progressi fatti grazie alle politiche ambientali europee, sia quanto c’è ancora da fare per il 2030: 180mila europei sono morti perché i livelli di particolato ultra sottile (PM2,5) hanno superato a lungo i livelli massimi secondo i parametri oms (dati 2023). Tale particolato riesce a penetrare in profondità nei polmoni, degli alveoli, nel flusso sanguigno, causando infiammazioni ed effetti tossici (infarti, cancro ai polmoni, ictus, diabete mellito, asma nei bambini e adolescenti, tosse cronica e difficoltà respiratorie negli anziani). Nella ue i tassi più elevati dei decessi sono in una precisa zona della Bulgaria e della Croazia, a Padova in Italia. L’Italia è il Paese che ha avuto più vittime in termini di morti premature per PM2,5: 43.083 morti. Il secondo Paese è la Polonia con 25.640 (metà del dato italiano) e la Germania con 21.640. La Lombardia ha 10.569 morti attribuibili (145,2 morti ogni 100 mila abitanti), il Veneto 5.833 (161,8), il Piemonte 3.663 (117,8); l’Emilia-Romagna 3.544 (108,3). Se si confrontano con i dati dal 2005 al 2023 (UE a 27), a fronte della diminuzione di emissioni PM2,5 di meno 38%, i decessi prematuri attribuibili all’aria sono diminuiti in media del 57%; il che indica che le politiche – dove sono state attuate – sono servite (l’Italia ha fatto però peggio: i decessi sono diminuiti solo del 32%).
2. Il report di Legambiente mal’aria 2025. L’indagine analizza in 98 città le medie annuali di PM10 e NO2 con gli attuali limiti fissati (dati 2024): 25 su 98 hanno superato per oltre 35 giorni l’anno il livello di polveri sottili (50 mg/metro3). In testa Frosinone, Milano, Verona, Padova, Cremona, Napoli, Rovigo, Brescia, Monza, Catania, Rimini, Terni, Ferrara. Molto peggio la situazione se si applicassero i prossimi limiti più restringenti.
3. I dati 2025 in Piemonte: l’arpa Piemonte – l’ente addetto ai rilievi – mostra una situazione articolata su Torino e Piemonte. Per il biossido di azoto il limite annuale è stato rispettato. Per il PM10 il 50% delle stazioni rimane critico, superamento i limiti, con un peggioramento di alcune situazioni per l’ozono estivo. L’indicatore dei PM2,5 (quello più ancora è pericoloso per la salute) è rilevato solo da alcuni punti e questi sono critici rispetto ai valori oms. L’ARPA segnala l’importanza di alcune azioni sugli inquinanti, ma ammette che il miglioramento 2025 su 2024 è dovuto anche alle precipitazioni che sono state più numerose e che hanno disperso gli inquinanti.
Detto questo, la finanziaria del governo ha tagliato del 75% i fondi per la qualità dell’aria nell’area della pianura padana nel triennio 2026/2028, riducendo iniziative, spesso già deboli, che avrebbero dovuto essere incrementate (riduzione del traffico su gomma e incentivazione e forme alternative di mobilità, sostituzioni sistemi di riscaldamento, soluzioni tecnologiche per la riduzione delle emissioni di ammoniaca in agricoltura e allevamenti). Perché? Forse lo ritiene un tema irrilevante anche se è un elemento essenziale della “politica sanitaria”, che tocca almeno 25 milioni di cittadini/e e ci espone a infrazioni e sanzioni europee… se pensavamo di risparmiare qualcosa…
Carlo Degiacomi
NP Febbraio 2026




