Invisibili
Pubblicato il 01-07-2026
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VALE LA PENA ESAMINARE LA SITUAZIONE DELLE PICCOLE AZIENDE NEL NOSTRO PAESE. In particolare, mi riferisco al tema del lavoro irregolare (che non riguarda solo queste realtà, ma che vi è comunque fortemente presente). Le piccole aziende in Italia con meno di 15 dipendenti sono il 90% del totale; quelle da 1 a 5 dipendenti sono 1.170.000. Se ne è discusso ultimamente in relazione alla legittimità dei licenziamenti: per tutte le aziende, il licenziamento richiede un giustificato motivo (oggettivo o soggettivo) o una giusta causa, e deve essere notificato per iscritto. Se il licenziamento è illegittimo, il lavoratore non viene reintegrato ma riceve un indennizzo, il cui tetto massimo di 6 mesi è stato dichiarato incostituzionale nel 2025.
NON SI TRATTA SOLO DI ESTENDERE LA LEGALITÀ E LA GIUSTIZIA SOCIALE; qui interessa ragionare su come "piccolo" non debba necessariamente significare "brutto". Purtroppo, accanto ad aziende strutturate, innovative, di qualità e con lavoro regolare, vi sono troppe realtà irregolari sotto ogni punto di vista. Sono "pseudo ditte", scatole vuote con prestanome che si prestano all’utilizzo illegale di manodopera, aprono e chiudono in continuazione e sono spesso infiltrate dalla criminalità organizzata. In questi contesti, il lavoro è improntato al ribasso dei prezzi, la sicurezza non è presa in considerazione e tutto si basa sulla ricattabilità dei lavoratori, sulla corruzione, sul lavoro nero e sul caporalato.
QUESTA DESCRIZIONE, SEPPUR INCOMPLETA, RISPONDE BENE ALLA SITUAZIONE DEL SETTORE EDILE. È chiaro che moltissimi operano in modo onesto e corretto, nel rispetto delle regole e dei diritti; purtroppo, però, chi agisce nell'irregolarità danneggia le aziende sane con una concorrenza anomala. Nel nostro Paese operano circa 500mila imprese di costruzione, di cui 350mila sono ditte individuali. Su 3 milioni di addetti nel settore, si contano 700mila partite iva "obbligate". Alcune stime indicano: 200mila aziende che applicano contratti di comodo (non del settore); 150mila operai stabili in nero (specialmente stranieri, talvolta senza documenti); 200mila lavoratori che ruotano nell'irregolarità durante l'anno; una media infortuni di 44mila denunce, con circa 170/200 casi mortali.
UN LIBRO APPENA USCITO, Il Muro (a cura di Piero Tarizzo, filca cisl), aiuta a distinguere e denunciare nel dettaglio ciò che va cambiato. Le aziende edili di qualità, anche piccolissime, hanno una reputazione, una storia di opere eseguite senza "magagne" o contenziosi, senza infortuni né insolvenze. Sono realtà solvibili, con fidi bancari, contributi versati e rapporti chiari con committenti ed enti. Possiedono una struttura organizzativa, professionalità specializzate, figure preposte alla sicurezza e rapporti con i sindacati per applicare contratti e diritti. Inoltre, controllano regolarmente la situazione degli operai negli eventuali subappalti. È ovvio che queste realtà subiscano la concorrenza sleale delle "pseudo ditte", che rappresentano l'esatto opposto.
LA PRESENZA SINDACALE NEI LUOGHI DI LAVORO (spesso contrastata) riesce a mettere a fuoco la realtà e avanza proposte concrete: sostegno continuativo al settore, allineato alle emergenze abitative e al rispetto del territorio; trasparenza negli appalti delle opere pubbliche a ogni livello; controllo rigoroso nei cantieri da parte degli enti preposti, a partire dalle norme di sicurezza; monitoraggio incrociato per i lavori più pericolosi; azione della magistratura contro infiltrazioni mafiose, usura e riciclaggio; digitalizzazione delle informazioni e verifica delle partite iva "fasulle" e dei certificati professionali; garanzie salariali: buste paga corrispondenti alle ore effettive e stop al lavoro "obbligato"; nuove regole per i subappalti e divieto di compresenza in cantiere di troppe squadre a cottimo, che aumentano i rischi.
L’ATTENZIONE DATA ALL'EDILIZIA AIUTA A COMPRENDERE MEGLIO ANCHE ALTRI AMBITI (agricoltura, ristorazione, logistica, servizi a domicilio, pulizie). Tutte queste filiere andrebbero analizzate e seguite nelle loro pratiche effettive. Bisogna sviluppare una conoscenza maggiore delle trasformazioni in corso nell’ultimo decennio per affrontare le distorsioni. L’ambiente di lavoro deve cambiare per favorire le aziende corrette, le uniche in grado di garantire uno sviluppo economico serio e duraturo.
NP marzo 2026
Carlo Degiacomi




