Insicuri e affamati

Pubblicato il 02-03-2026

di Paolo Lambruschi

Doveva essere una sospensione di tre mesi. Invece la chiusura e lo smantellamento strutturale (con tagli stimati fino all'83% dei programmi) di usaid (United States Agency for International Development), l'agenzia di cooperazione per lo sviluppo degli usa, avviati a inizio 2025 dall'amministrazione Trump, hanno generato una catastrofe umanitaria ed economica senza precedenti in tutto il continente africano. Anzitutto è collassato il sistema sanitario perché usaid finanziava gran parte della logistica per la distribuzione di farmaci e il supporto al personale medico locale. Il programma Pepfar contro aids e tubercolosi ha subito interruzioni nella catena di approvvigionamento. In grandi Paesi come Sudafrica, Nigeria e Kenya, milioni di pazienti hanno perso l'accesso costante agli antiretrovirali, con una stima di un drastico aumento della mortalità e dei nuovi contagi. Altro impatto insopportabile è l'aumento della mortalità materna e infantile prima dopo e durante il parto. La chiusura delle cliniche rurali finanziate dagli USA ha lasciato milioni di bambini senza assistenza di base, con profonde ripercussioni sugli ospedali missionari. Si stima che la mancanza di vaccinazioni e cure prenatali stia già causando centinaia di migliaia di decessi. Un inciso: gran bel risultato per una amministrazione votata da molti cattolici americani per le politiche a favore della vita. Fa riflettere: forse quella dei bambini e delle mamme africane vale di meno? Senza contare l'altro flagello della malaria. La distribuzione di zanzariere e farmaci antimalarici si è fermata in molte aree endemiche, portando a picchi di contagi proprio durante le stagioni delle piogge.

Il blocco dei fondi ha colpito direttamente la sicurezza alimentare in un momento di estrema fragilità climatica e di aumento dell'intensità di conflitti, come quello sudanese, che rendono difficile coltivare i campi. Ma non solo si è fermato l'invio del cibo: è toccato assistere al paradosso degli aiuti bloccati perché si è paralizzata l'intera catena logistica. Quando i fondi sono stati congelati, tonnellate di grano e forniture mediche sono rimaste bloccate nel porto di Gibuti da dove raggiungevano l'Etiopia, il secondo Paese africano per popolazione, e l'intero Corno d'Africa, dove milioni di persone vivono di assistenza umanitaria.

L'Etiopia rappresenta forse lo scenario più drammatico perché la chiusura di usaid si è intersecata con gli effetti dei conflitti interni e della siccità. Il governo etiope, già in crisi finanziaria, non ha avuto la liquidità immediata per sbloccare queste merci, che in molti casi sono deperite nei container. Questo ha aggravato una situazione già critica, spingendo intere regioni verso la carestia. E nei campi profughi, dove arrivano soprattutto donne e bambini in fuga dai conflitti e da eventi climatici estremi, l'unhcr e il World Food Programme (wfp), che ricevevano una fetta enorme del loro budget dagli usa, hanno dovuto tagliare le razioni alimentari nei campi profughi. Infine, i tagli hanno creato disoccupazione: migliaia di operatori locali (medici, autisti, logisti, amministratori) che lavoravano per progetti finanziati da usaid sono stati licenziati da un giorno all'altro. Questo ha rimosso una classe media vitale in molte economie fragili. Sebbene Paesi come la Cina o la Russia, e in parte l'Unione Europea, stiano cercando di riposizionarsi, nessuno ha la capacità logistica capillare che usaid aveva costruito in 60 anni. Molti governi africani, sentendosi "abbandonati", stanno accelerando la diversificazione delle loro alleanze, allontanandosi ulteriormente dall'orbita occidentale. Se Donald Trump vuole davvero il premio Nobel per la pace, riapra subito usaid.


Paolo Lambruschi
NP dicembre 2025

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