In pace con il passato
Pubblicato il 24-04-2026
«OVUNQUE CI SIA UN INFELICE, Dio invia un cane».
Questa frase del poeta Lamartine appare fra i titoli di testa di Dogman, intensa e toccante pellicola del 2023 scritta e diretta da Luc Besson. Il film, ispirato a un terribile fatto di cronaca, racconta la storia di orrore e violenza vissuta da Douglas (Caleb Landry Jones), costretto dal padre a vivere l’infanzia chiuso in una gabbia, insieme a un branco di cani, tenuti a digiuno per essere poi usati nei combattimenti. Ferito ferocemente dalla vita, Douglas trasforma il proprio dolore in empatia verso i randagi come lui, i deboli, gli emarginati. E così da adulto, pur costretto su una sedia a rotelle, combatte per un mondo più giusto, per una redistribuzione più equa delle ricchezze. La sua vera forza, le sue gambe sono i suoi cani, decine e decine di amici fedeli e straordinari, di ogni razza e dimensione, capaci di superare le differenze facendo gruppo, come solo i cani sanno fare.
LA SALVEZZA DELL’ANIMA FERITA DI DOUGLAS passa attraverso la protezione e la cura offerta dai suoi adorati cani, nutrita da un amore che non chiede nulla in cambio. Del resto, come afferma il protagonista, «I cani non mentono quando parlano d’amore».
Per tutto il film facciamo il tifo per questo eroe a metà, un irregolare che si prende gioco delle regole sociali ma anche di se stesso, che legge Romeo e Giulietta a una platea di quattrozampe e che il venerdì sera si traveste da donna, interpretando Edith Piaf, Marylin Monroe e Marlene Dietrich in un night club. Ed è proprio una canzone di Edith Piaf, Non, je ne regrette rien (No, non rimpiango nulla) ad accompagnare la scena finale del film, il congedo dalla vita di Douglas, capace di mantenere viva l’empatia dello spettatore dall’inizio alla fine della pellicola.
UNA SCELTA MUSICALE VINCENTE POICHÉ LA CANZONE CONTIENE un messaggio di totale accettazione del passato, un invito a fare pace col proprio passato, considerando indifferenti il bene e il male ricevuti. «No, non rimpiango niente, né il bene che mi è stato fatto, né il male». Come Douglas, così Edith Piaf visse una vita travagliata, piena di sofferenza ma illuminata dalla ferrea volontà di andare avanti senza mai voltarsi indietro. A salvarla fu l’amore per il canto, che la portò a debuttare a 20 anni in un cabarèt parigino, con la sua voce camaleontica, piena di sfumature, capace di essere roca, graffiante e dolcissima. E come il protagonista di Dogman, anche la Piaf riportò gravi lesioni alla schiena, ciononostante proseguì con le esibizioni canore per molti anni, sfoggiando per tutta la vita un look stravagante ed eccentrico.
IL CONTRASTO FRA LA SUA FIGURA MINUTA E LA VOCE GIGANTESCA rispecchia la forza interiore di Douglas, che può reggersi in piedi pochi istanti, giusto il tempo di una canzone, per poi ripiombare a terra mentre dinanzi a lui si chiude il sipario.
Luc Besson esplora i meccanismi di gestione della sofferenza, uno stato che accomuna tutti noi e che prevede l’amore come unica fonte di pace interiore.
L’aiuto a chi soffre non arriva dall’esterno, ma dall’amore che ciascuno di noi ha saputo coltivare dentro di sé, e non fa differenza alcuna che lo si nutra per la musica o per un gruppo strampalato di irresistibili e fedeli cani randagi.
Mauro Tabasso
NP gennaio 2026




