In dialogo

Pubblicato il 02-05-2026

di Flaminia Morandi

L’INCARNAZIONE DI DIO CHIEDE AI CRISTIANI DI NON CONSIDERARE ESTRANEO ALLA LORO VITA SPIRITUALE NESSUN ASPETTO DELLA MATERIA. Materiale è spirituale, dicevano i Padri: è la vita concreta di ciascuno che mostra la fede.
Ma anche la storia è materia concreta, la storia umana nel suo svolgersi è ricerca di senso e oggetto di meditazione. E la storia della comunità che è, nella sua concretezza, Corpo di Cristo: la Chiesa. Il 25 ottobre 2025 è stato ricordato con un convegno a Camaldoli il 60esimo compleanno della dichiarazione Nostra Aetate. Un documento del Concilio Vaticano II che segna una rivoluzione nel rapporto tra i cattolici e le altre religioni, specialmente l’ebraismo e l’islam.
Anche se superficialmente, è importante ricordare alcuni passaggi dell’applicazione concreta di Nostra Aetate nei confronti degli ebrei dal pontificato di Paolo VI a oggi. Il Novus Ordo Missae di papa Montini, 1962 e 1969, è il primo passo di un dialogo concreto: lex orandi è lex credendi, si crede ciò che si prega. Nella nuova messa viene abolita la preghiera del venerdì santo, il riferimento ai «perfidi ebrei» e la preghiera per «la conversione degli ebrei» che diventa «per gli ebrei»: cioè il raggiungimento della verità avviene solo all’interno della propria fede, in modo autonomo. Non solo papa Montini abolisce il negativo ma costruisce il positivo, una commissione mista per un lavoro comune, ebrei e cristiani.

NELL’APRILE 1986, GIOVANNI PAOLO II FA VISITA ALLA SINAGOGA DI ROMA e chiama gli ebrei «fratelli prediletti maggiori», frase che fa una grande impressione nel popolo ebraico. Nel 1993 c’è il grande passo del riconoscimento reciproco tra Santa Sede e Stato di Israele con scambio di rappresentanze diplomatiche. Nel Giubileo del 2000 però delude molti il documento sulla Shoah. Preoccupato dalla frattura dell’unità della Chiesa, Benedetto XVI revoca la scomunica dei lefevriani e reintroduce la possibilità del rito tridentino modificando solo la preghiera del venerdì santo. Nel 2021 Francesco torna sul problema del rito: si può celebrare la messa con il rito degli anni ’60 solo se i vescovi lo concedono e purché non si usi contro il concilio.
Apre gli archivi vaticani per dare la possibilità agli storici di accedere a documenti finora segreti, visita Israele, incontra sia Perez che Abbas.

NEL 2015, CIOÈ BEN 10 ANNI FA (come ricorda il cardinale Parolin), la Santa Sede riconosce lo Stato di Palestina. Nella prima esortazione apostolica di Francesco, Evangelii Gaudium, papa Bergoglio affronta il problema complesso della “teologia della sostituzione”, e indica nella Scrittura la soluzione del problema: il lavoro di interpretazione, che non finisce mai, avviene nella storia, con contributi che possono portare a una nuova intelligenza della Parola.

CIÒ NONOSTANTE, TANTI TEMI RESTANO ANCORA INESPRESSI. Anche perché dopo il 7 ottobre è cambiata la categoria dell’antisemitismo.
Resta il problema dello stretto nesso tra terra e religione/ Parola nell’ebraismo, mentre nella teologia cattolica post conciliare c’è stata una separazione netta tra sfera religiosa e politica.
perché di paci necessarie oggi ce ne sono tante su cui impegnarsi.
Il dialogo, per i cristiani, va sempre alla radice del problema. Non è solo una ricerca intellettuale: è un imperativo morale e sociale, specie in un momento planetario difficile come quello che stiamo vivendo. Come ci ricorda il Talmud, nulla si muove dall’Alto dei Cieli se prima non si muove dal basso della terra.
 

Flaminia Morandi
NP gennaio 2026

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