Il verde cresce
Pubblicato il 10-03-2026
Per capire la realtà bisogna guardare ai dati, ma a volte non basta perché occorre anche comprendere come questi vengono percepiti dall’opinione pubblica. Proprio queste “percezioni” richiedono tempi lunghi per cambiarle. Le opposizioni sempre più evidenti a provvedimenti ambientali non ottengono il risultato, per ora, di bloccarli, anche se ci vorrebbe maggiore energia per promuoverli. Vediamo alcuni esempi.
Il primo, relativo alle auto elettriche (quota di mercato italiana del 5,2%, mentre in Francia, Germania e Regno Unito, troviamo il 20%). In Italia sono in funzione 70.272 punti pubblici di ricarica per auto elettriche: sono aumentati di 9.933 unità negli ultimi 12 mesi (marzo 2025). La maggioranza degli Italiani invece è convinta che siano solo 2.500. Nella rete autostradale finalmente utilizzabili 1.274 punti, per lo più con carica veloce. Teniamo presente che i dati sono antecedenti agli incentivi per l'acquisto di auto elettriche.
Un secondo esempio difficile riguarda l’utilizzo circolare dei materiali: tra il 2004 e il 2024 il tasso di utilizzo è salito dal 5,8% al 20,8%. Con buoni risultati in termini di risparmio economico. La quota di aziende che stanno introducendo pratiche di economia basate sulla circolarità è salita in un solo anno dal 24 al 34% ( e n e r g i a , imballaggi, arredamento, abbigliamento…). Il 43% delle imprese ha speso tra i 50.000 e 150.000 euro in iniziative dedicate, nonostante la normativa ancora complessa e incentivi ancora insufficienti. Non basta: le medio-piccole e piccole aziende hanno bisogno di incentivi e aiuti in questa direzione.
Un terzo esempio: il riciclo nel settore imballaggi in Italia è al 75,6%. Nel processo virtuoso però il risultato ambientale deve poi tradursi in un risultato industriale: ossia la materia seconda prodotta dai rifiuti suddivisi deve trovare un mercato permanente e conveniente altrimenti il meccanismo si inceppa. Non basta: bisogna considerare la concorrenza con la materia prima vergine (ad esempio la plastica) che scende di prezzo (perché non vengono conteggiati a suo sfavore i costi ambientali) e con le materie seconde che arrivano da Paesiextraeuropei poco costose per i bassi costi della manodopera locale. Compito del governo dovrebbe essere inserire correttivi, però…
Un quarto esempio: le energie rinnovabili. Nei primi sei mesi del 2025, nel mondo l’eolico e il solare hanno prodotto per la prima volta una quantità di energia superiore a quella del carbone. Il solare costa poco (in quindici anni ridotto del 90%): i pannelli di silicio costano quanto le tavole di compensato. Il massimo dell’efficienza possibile è del 20%, per alcuni del 25/28% in attesa di nuovi materiali e sperimentazioni già in corso che possono arrivare al 50%. Più specifico: a fine 2024 gli impianti fotovoltaici attivi nel nostro paese erano oltre 2milioni, con una potenza installata superiore a 40 GW (+ 6,8 GW, +30%, solo nell’ultimo anno). Il 93%degli impianti sono di piccola taglia (inferiore o uguale a 20 kw; il 26% della potenza totale installata. Il fotovoltaico copre oltre 1/5 dell’energia rinnovabile (20,7%) e copre il 7% del fabbisogno energetico nazionale. Le fonti rinnovabili nel loro insieme coprono il 51,2 del fabbisogno elettrico italiano (generano 128.700 GWh). La maggiore consapevolezza e gli incentivi statali del PNRR stanno spingendo l’adozione del fotovoltaico. Non basta: è assurdo che gli impianti siano al 60% circa al Nord (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte) e solo il 17/20% al Sud e il resto centro e isole. Per raggiungere l’obiettivo di 131 GW rinnovabili installati nel nostro Paese entro il 2030, oltre alla velocità di crescita del fotovoltaico e dell’eolico, bisogna puntare sull’efficienza energetica, su sistemi di accumulo (in continua crescita e riduzione di costi) e partnership pubblico-private.
Tutti gli esempi fatti dimostrano come sia possibile reagire alla pesante e aggravata miopia italiana degli ultimi anni e mesi contro le politiche green a patto di andare oltre alle percezioni e accostando ai dati effettivi i “non basta”, attraverso obiettivi, interventi e misure concrete. Vi sono sempre più posizioni che incitano all’odio verso le proposte della transizione energetica che, se invece fossero seguite, porterebbero alla progressiva indipendenza energetica del Paese in tempi ragionevoli.
Carlo Degiacomi
NP dicembre 2025




